La pandemia finirà, il mondo tornerà a viaggiare. L’Italia è e sarà tra i protagonisti di questa ripresa grazie soprattutto all’esperienza, alla qualità, alla credibilità dei milioni di persone che vi hanno lavorato e che vi lavorano tutti i giorni, feste comandate comprese.

SOLIDUS rappresenta un nucleo di associazioni professionali su cui si è basato lo sviluppo e il successo dell’Italia del Made in Italy e di uno stile di vita tornato a essere egemone. Abbiamo visione e strategie. Manca l’interlocutore politico.

Fu la fiorentina Caterina dei Medici, andata sposa nel 1533 all’età di 14 anni a Enrico, il figlio del re di Francia Francesco, a portare a Parigi alcuni cuochi della corte toscana che impostarono quella che diventerà la cucina egemone dell’Europa e del mondo nei successivi quattro secoli e mezzo. Tra 1400 e 1500 erano le corti aristocratiche italiane, dei Medici, dei Gonzaga, dei D’Este, degli Sforza, del regno di Napoli, della corte pontificia a Roma, dell’aristocratica repubblica veneziana, a dettare le leggi del buon vivere, sintetizzate nel “Libro del cortegiano” da Baldassarre Castiglioni tra il 1513 e il 1524. Baldassare trasse l’ispirazione per il “Cortegiano” dalla sua esperienza come cortigiano della duchessa Elisabetta Gonzaga alla corte di Urbino. Alla corte dei Valois la piccola Caterina dopo un duro apprendistato si impose come regina prima, come regina reggente all’età di 40 anni alla morte improvvisa di Enrico III nel 1559 (in un improvvido torneo cavalleresco), come regina madre di ben tre re di Francia (i suoi figli) che si alternarono sul trono salvo lasciarlo rapidamente per morti più o meno sospette (si moriva giovani all’epoca, in guerra, per malattia, per spada o veleno), resse le sorti del regno ormai anziana nel momento in cui la Francia precipitò in una guerra civile tra cattolici e ugonotti (protestanti), dette fuoco alle polveri ordinando il massacro passato alla storia come La notte di San Bartolomeo quando a Parigi, tra il 23 e il 24 agosto del 1572, furono uccise diverse migliaia di persone, la gran parte ugonotti. Infine, Caterina favorì il matrimonio della terza figlia Margherita (di figli ne aveva avuti sette), che andò in sposa a Enrico di Borbone, primo della dinastia che avrebbe regnato in Francia fino al 1830, e che ancora governa in Spagna. Caterina (1519-1589) era nata nell’anno della morte di Leonardo da Vinci, morì nel castello di Blois a soli 34 chilometri dal castello di Amboise dove si era spento Leonardo 70 anni prima. Entrambi sono il simbolo della grandezza declinante del Rinascimento italiano che andò in soccorso della nascente egemonia francese, Leonardo lasciando in Francia ciò che è diventato il simbolo del Museo del Louvre (la Gioconda), Caterina mantenendo in piedi la traballante dinastia dei Valois, emersa dalla Guerra dei 100 anni contro gli inglesi, passandone infine il testimone alla dinastia dei Borbone, destinata a un futuro da grande protagonista in Europa e nel mondo.

La civiltà francese, che è stata come tutte le civiltà (basti pensare a quella romana) un impasto di forza, stile, tradizioni, di spietatezza e gentilezza spesso frammischiate, fu profondamente influenzata dal Rinascimento italiano diventando a sua volta, nel corso del tempo, un faro di valori condivisi e modi di vita studiati e copiati, in Europa e nel mondo. Ancora nella seconda metà del 1900 la lingua della cultura e della diplomazia internazionale era il francese come era stato l’italiano nei secoli dell’Umanesimo e del Rinascimento (la regina inglese Elisabetta I, 1533-1603, conosceva perfettamente l’italiano e leggeva Dante Alighieri in originale).

A cavallo tra la fine del Secondo Millennio e l’inizio del Terzo Millennio la storia si è divertita a riprendere per molti versi il percorso interrotto in Italia alla metà del 1500 (trattato di Cateau-Cambrésis del 1559), quando la penisola fu conquistata in gran parte dagli spagnoli salvo la Serenissima Repubblica di Venezia oltre il fiume Adda verso Est e il ducato del Piemonte oltre il fiume Ticino a Ovest, con il papato in mano a pontefici spagnoli (Callisto III Alfons de Borja y Cabanilles papa dal 1455-1458, Alessandro VI Roderic Llançol de Borja, italianizzato in Borgia, papa dal 1492 al 1503).

Italy is back. L’Italia è tornata

Declinante la lingua e la cultura francesi, soppiantate dalla lingua inglese e dall’egemonia anglosassone in salsa americana, con la Cina che sta ritrovando il ruolo di faro dell’Asia che aveva all’epoca di Marco Polo (il potere era mongolo, la cultura e la burocrazia erano cinesi), l’Italia è sbucata fuori come un condotto lavico che dopo un lungo, tortuoso percorso ha trovato la strada per risalire dal mantello fino alla crosta terrestre e arrivare in superficie per dar vita a una nuova, spettacolare colata magmatica per ridisegnare i profili del territorio e arricchire il suolo con i preziosi materiali provenienti dalle profondità del pianeta.

Il Made in Italy è molto più che stile nel vestire, nell’arredare, nel bere e mangiare, nell’architettura, nel design, è un insieme di valori che possono essere sintetizzati nel concetto di Civiltà dell’accoglienza e dell’ospitalità di cui gli italiani furono maestri fin dall’epoca dell’impero romano, tornarono a esserlo durante i secoli dell’Umanesimo e del Rinascimento, sono tornati a esserlo in questo muovo millennio. Sono valori legati all’Uomo Vitruviano, come Leonardo aveva indicato in un suo celebre disegno, ponendo l’essere umano al centro dell’universo dello spirito come della conoscenza, del cerchio che rappresenta il Cielo, la perfezione divina, e del quadrato, che simboleggia la Terra, la conoscenza scientifica. Sono valori legati all’empatia, che è il sentimento che nessuna Intelligenza Artificiale potrà mai assumere e copiare. In psicologia, l’empatia è la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona. Richiede sentimenti, partecipazione emotiva, un insieme di comportamenti che si ritrovano solo negli esseri viventi, umani e animali.

Il mondo che verrà dopo la pandemia di Covid-19 consoliderà la grande rivoluzione digitale all’insegna del web e di Internet che è in corso da almeno 20 anni, che sta accelerando, che ha cambiato gli equilibri economici del pianeta restituendo all’Asia (Cina, India, Giappone in primis) quel ruolo che aveva nel passato prima che le potenze coloniali europee imponessero la loro egemonia, che è stata sia militare che di valori, tra l’inizio del 1500 e la metà del 1900, tra la conquista anche demografica delle Americhe a Ovest, dell’Oceania a Est, e il dominio coloniale (militare) di gran parte del pianeta, dall’Africa all’Asia.

Nello stesso tempo il mondo che verrà, e che noi abbiamo ben conosciuto negli ultimi 10 anni, è un mondo assetato di emozioni, di esperienze, di storia, di una cultura edonistica all’insegna del buon vivere che si celebra innanzitutto a tavola. L’Uomo Vitruviano del Terzo Millennio è curioso, assetato di nuove esperienze o di esperienze che sanno rinnovarsi nel tempo, è alla ricerca dell’avventura nella sicurezza, che sia mentale o fisica, è alla ricerca di se stesso, che sia legata allo sport, alla spiritualità, al viaggio, alla cultura.

L’Italia è un piccolo universo di soli 300.000 chilometri quadrati, posta lungo la longitudine (Trieste e Palermo sono sulla stessa longitudine), immerso per tre quarti in un mare temperato (il Mar Mediterraneo non scende mai sotto i 13 gradi, anche in pieno inverno, e non diventa bollente d’estate come nei Caraibi), con 7500 chilometri di coste che si affacciano su un mare balneabile dalla primavera fino ad autunno, la dorsale delle Alpi posta ad arco lungo la latitudine che la difende dai venti polari, la dorsale appenninica che crea un’infinità di microclimi particolari, con 20.000 borghi storici (siamo unici).

Come afferma spesso Oscar Farinetti (Eataly), l’Italia è la penisola più fortunata del pianeta con un clima che facilita la crescita di qualsiasi essenza vegetale, come il basilico in Liguria, la liquirizia e il bergamotto in Calabria, gli agrumi e l’olio d’oliva da Sud a Nord, la vite ovunque, dalle pendici dell’Etna ai 1000 metri di quota dei terrazzamenti valdostani. In Italia si producono prodotti non meno unici come il prosciutto di San Daniele nel Friuli, il parmigiano reggiano in Emilia, la mozzarella di bufala tra Lazio e Campania, la pasta per spaghetti asciugata al vento a Gragnano, lo zafferano dell’Abruzzo, il mirto in Sardegna, il pomodoro Pachino in Sicilia.

In Italia crescono 7000 specie vegetali edibili, in Brasile, al secondo posto, sono la metà. Ci sono 58.000 specie animali, la Cina, al secondo posto, ne ha 20.000.

L’Italia possiede 1200 vitigni autoctoni, la Francia, al secondo posto, ne ha 222. In Italia ci sono 532 cultivar di olive, la Spagna, al secondo posto, ne ha 70.

L’Italia ha 142 cultivar di grano duro, il Paese che ne produce di più al mondo, gli Stati uniti, ne ha 6. In Italia si producono 487 tipologie di formaggi, di cui 300 a denominazione protetta, in Francia sono 300 di cui 82 a denominazione protetta. L’Italia ha un corpus di 70.000 ricette, Cina e Francia non arrivano a 4000. Abbiamo il maggior numero di siti al mondo iscritti nel Patrimonio dell’Umanità Unesco. Sono 55. Altri 41 sono candidati per diventarlo.

Siamo il Paese della biodiversità, di gran lunga il numero uno. Nello stesso tempo siamo stati capaci di mantenere un ruolo strategico anche per l’industria manifatturiera, soprattutto quella legata alle innovazioni tecnologiche, dalla meccanica di precisione all’industria spaziale: metà del modulo spaziale della ISS (Stazione Spaziale Internazionale) che orbita attorno al pianeta è stato progettato e costruito in Italia, idem per molti satelliti che ruotano sulla nostra testa, idem per il lanciatore europeo Vega.

Il mondo ci ha riscoperti progressivamente. Fino al 1979 eravamo un Paese di emigrazione che sulle rimesse degli emigranti oltre che sull’export basava l’equilibrio della sua bilancia dei pagamenti. I turisti erano relativamente pochi, soprattutto avevano portafogli leggeri (sia gli italiani che la gran parte degli stranieri che venivano in Italia perché eravamo il sole più a buon mercato d’Europa), da qui la proliferazione di un sistema ricettivo e ristorativo affidato soprattutto alla buona volontà dei singoli, alla loro capacità di improvvisarsi spesso come osti e ristoratori. C’erano eccellenze in alcune città “nobili”: Venezia, Roma, Firenze, Verona, Torino, Milano, Trieste, Napoli, Catania, Palermo, Portofino, Taormina, Capri e Sorrento, circondate e sovrastate da un’offerta molto alla buona, spesso al limite della decenza, a tavola come nelle camere d’albergo. Era un settore molto spontaneo, molto anarchico, in un Paese che in pochi anni ha cementificato buona parte del territorio in maniera a dir poco miope e speculativa. Era un Paese affamato che voleva togliersi una fame atavica. Ci è riuscito pagandone alcuni dolorosi prezzi, a spese del territorio e della sua bellezza. Il benessere, a partire dagli anni Ottanta, ha trasformato gli italiani in cittadini del mondo consentendogli di viaggiare, di confrontarsi, di acquisire modi di vivere legati alla contemporaneità (la doccia tutti i giorni, il breakfast il mattino, la televisione sempre accesa a scandire le ore del giorno). Dovevamo sprovincializzarci per poter tornare protagonisti nel mondo contemporaneo. Ci siamo riusciti.

Il turismo ha sostituito il ruolo dell’emigrazione nel recuperare la valuta internazionale indispensabile per mantenere in equilibrio la nostra bilancia dei pagamenti. E’ diventato un settore sempre più importante, dalle Alpi alle isole Egadi, di fronte alla costa orientale della Sicilia. E’ diventato un settore sempre più ricco perché in grado di attirare, accogliere, ospitare, soddisfare una massa di turisti sempre più abbienti, legati al turismo religioso (voce fondamentale nel Paese che ospita il Vaticano e il più importante patrimonio storico e monumentale cattolico del pianeta con un infinito numero di cattedrali, chiese, abbazie, santuari), a quello sportivo con i ghiacciai e le nevi dei 4000 metri delle Alpi occidentali e centrali, le Dolomiti delle Alpi orientali, i percorsi di trekking e mountain bike che vanno da Ventimiglia a Palermo, da Trieste al Gargano per spingersi fino in Calabria, senza dimenticare la Sardegna, a suo modo un piccolo, prezioso continente in miniatura.

Il calcio e il ciclismo erano sport legati al nostro passato proletario, di grandi faticatori soprattutto in bicicletta, negli anni Settanta abbiamo scoperto lo sci grazie alla Valanga Azzurra di Gustav Thoeni e Pierino Gros, successivamente duplicata dalla Valanga Rosa di Debora Compagnoni. Siamo diventati un Paese di sciatori ma soprattutto siamo diventati un Paese per lo sci grazie agli impianti che hanno costellato il nostro territorio in alta quota da Courmayeur al Sestrière e da Livigno a Corvara e Cortina d’Ampezzo. Nel calcio siamo diventati di nuovo una delle grandi potenze mondiali sfiorando la vittoria nel Campionato del mondo del 1970 in Messico, conquistandola poi nel 1982 in Spagna e nel 2006 in Germania arrivando secondi negli Stati Uniti nel 1994. Le squadre di club italiane a partire dal 1963 (Coppa dei Campioni conquistata dal Milan) sono tornate protagoniste assolute creando un incredibile indotto economico da grande industria a tutti gli effetti.

Il successo dell’Italia del Made in Italy ha una duplice veste: alimenta l’export legato al nostro stile di vita, dall’agroalimentare di qualità alla moda, dalla meccanica di punta all’estrazione del petrolio e del gas, alimenta i flussi di persone che vengono in Italia (e sono decine di milioni ogni anno) per impararne la lingua, studiare nei nostri conservatori, acquistare in loco i prodotti della moda e del design, condividere con gli italiani il loro stile di vita a tavola e in cantina, frequentare i nostri musei, ascoltare la lirica nei teatri piuttosto che negli antichi anfiteatri greci e romani. Solo di incoming (il fatturato prodotto dai turisti internazionali pari al 40% del totale) siamo passati dai 30 miliardi di euro del 2010 ai 44 miliardi di euro del 2019 con una crescita che pareva inarrestabile, finché la pandemia di coronavirus non ha bloccato gli ingranaggi economici dell’intero pianeta, pronto a ripartire, al massimo entro il 2023, una volta che l’incredibile campagna di vaccinazione di oltre 7 miliardi di esseri umani sparsi nei cinque continenti renda un ricordo, sia pure assai spiacevole, quanto abbiamo dovuto fronteggiare tra il 2020 e il 2021.

L’Italia ripartirà perché è il mondo che ripartirà e nel mondo, lo si vede anche attraverso i webinar virtuali che hanno sostituito gli incontri de visu per centinaia di milioni di persone, la voglia di vivere, di divertirsi, di dialogare, di sperimentare è più viva che mai. L’Italia è tra le mete più affermate e desiderate dell’intero pianeta. Lo è grazie al lavoro certosino che gli italiani hanno svolto nel corso degli ultimi 75 anni trasformando un Paese agricolo in un Paese industriale, affermando l’istruzione obbligatoria per tutti e la sanità universale (fenomeni unici nell’intera nostra storia), disseminando di strade, ponti, tunnel un territorio sostanzialmente montagnoso (le pianure coprono solo l’8 per cento del territorio nazionale) unificandolo definitivamente con le veloci autostrade e superstrade che lo solcano in tutte le direzioni e il treno che in un Paese intensamente motorizzato è stato relegato a un ruolo di cenerentola da cui si sta finalmente emancipando. L’Alta Velocità tra Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli ha messo a terra Alitalia che sul monopolio della tratta aerea Roma-Milano ha vissuto una posizione di rendita assai poco lungimirante e non solo per colpa della compagnia aerea. La compagnia era di fatto commissariata dalla politica che l’ha utilizzata anche come serbatoio di voti e di posti di lavoro clientelari. E’ un vizio che risale ai tempi di Giulio Cesare, ben oltre 2000 anni fa, e che pare non si riesca mai a estirpare. Il treno aveva unificato l’Italia dopo il 1861, le autostrade hanno contribuito a unificarla dal punto di vista dell’economia industriale, l’Alta Velocità rappresenta un salto di qualità verso l’economia green, responsabile, sostenibile, ecologista, che rappresenta l’orizzonte verso cui si muove l’intera Unione Europea.

Scrivere di Civiltà italiana dell’accoglienza e dell’ospitalità significa individuare un orizzonte verso cui muovere e una strategia per raggiungerlo. L’orizzonte è il Villaggio Globale che è diventato il nostro pianeta, seppure suddiviso in almeno 200 quartieri (gli Stati) a volte l’uno contro l’altro armati, abitato da 7,5 miliardi di persone, dove il benessere ha conquistato territori che non l’avevano mai conosciuto o che l’avevano perso di vista, territori (soprattutto l’Asia, in futuro si spera l’Africa) che hanno conosciuto e stanno conoscendo uno sviluppo economico formidabile che li ha riportati al centro dell’economia planetaria come lo erano oltre 5 secoli fa. L’Africa a sua volta è stata la casa ancestrale della nostra specie, mai dimenticarlo.

La strategia è, parafrasando Sébastien Bazin, Presidente e CEO di Accor, un manager dotato di grande capacità di visione, di dar vita a un ecosistema coerente che sappia valorizzare “Lifestyle, intrattenimento, esperienze uniche: da sempre sono al centro della nostra strategia di sviluppo e di crescita”. Lo è per Accor, che opera su scala planetaria, lo è ancora in misura maggiore per l’Italia, che attira flussi di turismo su scala planetaria. Continua Bazin: “Non è un segreto che il nostro mondo sta cambiando, e cambiando velocemente, cosa che richiede chiarezza di idee, audacia e flessibilità. Oggigiorno, siamo molto più che albergatori. Siamo anche ambasciatori di esperienze e possediamo quel millisecondo che determina la qualità della vacanza durante la quale i nostri ospiti esplorano nuove possibilità di vita. Noi siamo la punta di diamante di una rivoluzione che cambierà il mondo dell’ospitalità. Per realizzare questo, Accor affronta la sfida di creare esperienze immersive relative al soggiorno con una opportunità senza precedenti.” Se ci pensate, vale ancora di più per l’Italia, che in un fazzoletto di terra di soli 300.000 chilometri quadrati, facile da raggiungere e percorrere, offre la più formidabile delle esperienze immersive legate al soggiorno.

Conclude Bazin: “Noi vogliamo contribuire a trasformare il pianeta in un mondo migliore e assicurarci che i benefici del turismo arrivino a ogni singolo ospite. E’ il motivo per il quale aiutiamo le comunità locali e l’intero pianeta con pratiche sostenibili e gli standard etici più elevati.”

Orizzonte e strategia sono chiari. Ci vuole un potente ministero del Turismo che aiuti l’Italia a creare il miglior ecosistema turistico del pianeta.

SOLIDUS e le associazioni professionali che ne fanno parte hanno esperienza, visione, professionisti, soprattutto hanno la credibilità dei loro associati, la punta di diamante del turismo italiano.

Noi siamo pronti. Voi –la politica – lo siete altrettanto?

VOI COSA NE PENSATE?

renato.andreoletti@tecnichenuove.com

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