Categoria: EDITORIALE ANDREOLETTI

Editoriale Andreoletti – sezione dedicata agli articoli, commenti, proposte, feedback pubblicati nel corso del tempo da Renato Andreoletti, che dirige la rivista Hotel Domani dalla fine del 1992, rivista leader in Italia per supporto ad albergatori, direttori, architetti, progettisti e impiegati d’albergo ecc

 

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Alberghi e Covid-19 : Igiene, Salute e Sicurezza

ALBERGHI E COVID-19

Igiene, Salute, Sicurezza
Gli Alberghi sono presidi sanitari da sempre

Gli alberghi da sempre, soprattutto i migliori dal punto di vista dell’etica di chi li dirige, sono presidi sanitari a tutto tondo: offrono cibo sano, genuino, ben cucinato, quindi ben digeribile, immagazzinato, mantenuto e cucinato secondo le norme HACCP.

In albergo sempre più spesso la cucina è a vista, vedi l’igiene dell’ambiente, vedi l’igiene di chi ci lavora.

Ai piani opera personale preparato, dell’albergo o di cooperative altamente professionali, che sanificano ogni angolo delle camere, del bagno, dei corridoi, degli spazi comuni.

Chi ha installato l’aspirazione centralizzata, non solo elimina la polvere, facilita anche il ricambio dell’aria.

Le camere sono assimilabili sempre più a camere d’ospedale con la differenza, fondamentale, che sono più belle, più comode, di certo meglio arredate. Idem i bagni.

La pulizia in albergo è diventata materia di giudizio da parte degli ospiti, che la valutano poi con il voto che postano nei portali di prenotazione.

La presenza in un albergo di una Reception funzionante 24 ore al giorno garantisce il pronto intervento sanitario immediato, come è accaduto a Roma con i primi due ospiti cinesi ammalati di Covid-19.

Sono stati immediatamente segnalati e ospedalizzati.

Questa crisi per gli alberghi rappresenta anche una eccezionale opportunità per certificare i processi di pulizia e sanificazione degli alberghi al fine di trasformarli in solide azioni di marketing.

Uno dei motivi che induce a tornare sempre nello stesso posto, oltre all’empatia del personale e alla qualità dei servizi, è il giudizio sulla cultura igienica dell’albergo.

Una governante una volta mi consigliò: se vuoi capire la qualità vera di un albergo, vai in bagno e siedi sul trono. Guardati attorno: scoprirai la verità.

Il nuovo messaggio Win-Win degli alberghi è: “La vostra salute è la nostra prima preoccupazione“.

Io la penso così

Io la penso così

Turismo & Covid-19

Italia, Pianeta dell’Ospitalità

Non sappiamo quanto sarà profonda e duratura la crisi economica che seguirà la pandemia planetaria di Covid-19.

Ripartiamo dalla certezza di essere un Paese con una incredibile vocazione per l’ospitalità che nel 2019 si è tradotta nell’ennesimo record con 65 milioni di ospiti internazionali che hanno dormito in Italia (siamo 60 milioni di residenti) e altri 31 milioni di passaggio.

I pernottamenti degli ospiti internazionali sono stati 400 milioni.

Il fatturato dell’incoming aveva raggiunto la cifra record di 44,45 miliardi di euro. Nel 2011 era stato di 30,8 miliardi di euro, ogni anno era cresciuto in maniera robusta.

Nel 2020 ci si aspettava di sfondare quota 48 miliardi di euro.

Il turismo italiano inoltre aveva generato un surplus di 17,248 miliardi di euro.

I dati del 2019 confermavano che l’Italia dal 2011 stava continuando a vivere una sorta di Rinascimento che l’aveva portata a scalare vette sempre più elevate di anno in anno, dati che si affiancavano a risultati altrettanto positivi nei settori dell’agroalimentare, della moda, dello sport, dell’artigianato, della cultura.

Il settore legato direttamente o indirettamente all’ospitalità in Italia dal 13 per cento del PIL legato al turismo superava il 30 per cento del PIL italiano in un decennio che all’opposto aveva registrato una sostanziale stagnazione dell’economia italiana che stava scontando l’obsolescenza progressiva dell’industria manifatturiera tradizionale.

Si riparte ponendo innanzitutto il settore dell’Ospitalità al centro di qualsiasi rilancio economico, sociale e culturale del Paese aiutando le aziende, soprattutto quelle piccole e piccolissime, a sopravvivere. Congelando le tasse per almeno un anno.

Ci vuole un Ministero dell’Ospitalità che coordini l’attività delle Regioni ma anche degli altri ministeri coinvolti dall’agricoltura ai trasporti, dalle infrastrutture all’istruzione.

Ci vuole l’Europa, quella vera.

Renato Andreoletti

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Corona virus e dintorni… Viva l’Italia. L’Italia è Storia. L’Italia è vita

Durante la Guerra Fredda, tra il 1945 e il 1990, abbiamo vissuto sotto la minaccia di una guerra nucleare che avrebbe potuto porre fine alla civiltà come la conosciamo sull’intero pianeta. Albert Einstein aveva avvisato: dopo quella guerra, la successiva l’avremmo fatta con le clave.

Era un timore concreto ma nello stesso tempo astratto.

L’epidemia di corona virus del 2020 è assai meno pericolosa di una guerra nucleare ma è anche maledettamente concreta e rischia di innescare una crisi economica planetaria di proporzioni e durata imprevedibili.

È la prima epidemia del Villaggio Globale.

L’Italia è tra i Paesi più aperti al mondo, visitato ogni anno da decine di milioni di esseri umani provenienti dai cinque continenti, con milioni di italiani che viaggiano in continuazione. Virus e batteri viaggiano con gli esseri umani.

Ciò che è accaduto era inaspettato ma era anche inevitabile.

Non ci saranno macerie materiali.

Ci saranno conseguenze economiche – per gli imprenditori, per i liberi professionisti, per gli stipendiati – che vanno affrontate con il massimo spirito di solidarietà sociale prima che economica.

Ci sarà la consapevolezza che il pianeta è un unico paese e che ciò che accade in Cina ci riguarda direttamente come ciò che accade in Italia riguarda direttamente gli amici cinesi.

Ci sarà la consapevolezza che il Made in Italy incide per almeno un terzo sul PIL e che il turismo rappresenta la spina dorsale del Made in Italy.

Ci sarà la consapevolezza che in Italia è necessario un Ministero del Turismo di grande spessore per rilanciare il Centro Nord e far decollare finalmente in Sud d’Italia.

Ci vuole una progettazione turistica dell’intero territorio, declinata singolarmente per i 20.000 borghi storici e tutti i segmenti di mercato, e una comunicazione assai robusta a partire dallo slogan “Viva l’Italia. L’Italia è Storia. L’Italia è vita”.

Renato Andreoletti

L’Italia nel mondo Il Turismo… e molto altro

Nella campagna toscana c’è Virgo, un interferometro gravitazionale realizzato nel 1994 che nel 2017 ha intercettato e rivelato un’onda gravitazionale prodotta dalla fusione di due buchi neri avvenuta oltre un miliardo di anni fa. Virgo è un interferometro di Michelson, con bracci lunghi 3 chilometri, situato nel comune di Cascina (PI). Virgo si avvale di oltre 280 fisici e ingegneri appartenenti a 20 diversi gruppi di ricerca europei. È dotato di una tecnologia avveniristica.

Assieme a Ligo, l’antenna gemella installata negli Stati Uniti nel 1984 che nel 2015 per la prima volta ha rilevato un’onda gravitazionale, ha confermato la teoria della relatività di Albert Einstein che nel 1905 teorizzò l’esistenza delle onde gravitazionali.

Sopra le nostre teste, a oltre 330 chilometri di altezza, ruota la Stazione Spaziale Internazionale. L’Italia ha contribuito alla Stazione Spaziale con i tre moduli polivalenti di logistica MPLM, costruiti dalla Thales Alenia Space per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana. In questo momento ne è comandante Luca Parmitano. È alla sua seconda missione sulla stazione spaziale.

L’Italia ogni anno produce un Pil (Prodotto interno lordo) di 1800 miliardi di euro ed è tra i primi 10 Paesi al mondo. Tenendo conto dell’evasione fiscale, siamo oltre i 2000 miliardi di euro.

L’Italia della politica e della burocrazia annaspa, l’Italia che produce no, soprattutto nei settori delle tecnologie più avanzate (dalla meccanica di precisione all’aerospaziale) come dello stile di vita (enologia, agroalimentare, moda, design, turismo).

L’Italia deve investire nel suo retaggio rinascimentale: da Leonardo da Vinci a Galileo Galilei, da Dante Alighieri a Boccaccio, da Giotto a Michelangelo Buonarroti e Tiziano Vecellio, più di recente da Ettore Majorana a Enrico Fermi e Carlo Rubbia.

Siamo il Paese della scienza, della tecnica, dell’arte, della cultura.

È il nostro destino.

Renato Andreoletti

Il Ministero del Turismo Sbrighiamoci, Paisà!

Nel 2020 l’intero Mediterraneo torna accessibile al turismo internazionale.

Marocco, Tunisia, Egitto, Turchia e poi ancora Croazia e Slovenia oltre a Grecia, Albania, Spagna, Portogallo e Francia (Costa Azzurra) contenderanno il turismo all’Italia a suon di promozioni, sconti, dumping.

Il 2020 rischia di concludere il ciclo fantastico vissuto dall’Italia nell’incoming che ci ha portato da 32 miliardi di euro nel 2012 a 43 miliardi di euro nel 2019 con oltre 16 miliardi di euro di surplus solo l’anno scorso.

Mentre l’edilizia tradizionale languiva, il settore alberghiero ha attirato investimenti di miliardi di euro, da Favignana fino al Brennero e da Trieste fino a Ventimiglia.

La nostra eccezionale posizione di rendita (niente attentati turistici in Italia, Expo2015 Milan, il Made in Italy come stile di vita apprezzato e desiderato in tutto il mondo) ci ha premiato.

Rischia di non premiarci più se non innestiamo una più potente marcia fatta di organizzazione, promozione, comunicazione. In altre parole, se non ci dotiamo al più presto di un Ministero del Turismo dotato di portafoglio che sia in grado di coordinare sia l’attività di tutti i ministeri coinvolti (dalla Cultura alle Infrastrutture, dall’Agricoltura all’Università, dall’Industria al Commercio) che quella delle Regioni.

Solo un potente Ministero del Turismo sarà in grado di consolidare i risultati raggiunti, di promuovere in maniera più efficace i 20.000 borghi storici che rappresentano lo scheletro del Made in Italy, di rendere accessibile il Meridione d’Italia, il cui potenziale turistico è decisamente sottostimato.

Non vogliamo assistere all’agonia di un Paese che si avvita sui problemi del manifatturiero, sempre più obsoleto, rinunciando a investire nel Made in Italy turistico, la cassaforte del futuro dell’Italia.

Ambiente, ecologia, qualità della vita rappresentano il migliore dei programmi per salvaguardare il presente e garantirci il futuro.

Renato Andreoletti

Turismo & Società. L’Overtourism non è una condanna

Nel 1997 solo dall’incoming incassammo 26,2 miliardi di euro, nel 2018 sono diventati 41,7 miliardi di euro, quest’anno supereranno quota 43 miliardi di euro.

I turisti internazionali a fine anni Novanta erano 600 milioni, sono diventati 1,4 miliardi lo scorso anno e sono in aumento.

Da un lato, un settore in continua crescita grazie anche al brand Made in Italy, il più importante al mondo come stile di vita che nell’enogastronomia ha la sua punta di diamante, dall’altro problemi di eccesso di turisti in alcune destinazioni come Venezia ma non solo.

L’offerta alberghiera italiana, la più cospicua in Europa (un milione di camere, due milioni di posti letto), è prima raddoppiata grazie all’extralberghiero normato (case vacanze, agriturismo, B&B, villaggi turistici) poi triplicata con l’avvento degli appartamenti a uso alberghiero affittati anche per singole notti che hanno perfino surclassato nelle destinazioni turistiche l’annoso problema delle seconde case.

Il rischio è la saturazione del territorio e delle destinazioni sottoposte a flussi turistici incontrollati (a Venezia peggiorati dall’arrivo delle immense navi da crociera che oscurano la vista della Basilica di San Marco).

È un problema ma è anche una opportunità.

Bisogna spalmare meglio i flussi turistici sul territorio italiano, spalancando finalmente le porte del Sud Italia, oggi ancora troppo strette a causa di infrastrutture assenti o precarie, e governare il fenomeno turistico premiando chi si ferma più a lungo e frequenta anche musei e siti archeologici.

Musei e siti archeologici multimediali sempre più attrattivi, parcheggi pubblici obbligatori e aree pedonali che eliminino le automobili dalla superficie, politiche di promozione che favoriscano chi acquista pacchetti comprensivi di soggiorno e cultura a scapito del mordi e fuggi in pullman piuttosto che in auto, motocicletta o in treno.

Si può e si deve fare.

Renato Andreoletti

Alberghi & Tecnologia Vivere nel futuro. Ora

L’hotel contemporaneo è un lontano parente dell’albergo anni Ottanta.

Chi acquisterebbe l’automobile che aveva 40 anni fa?

Neanche i collezionisti di auto storiche.

Le guidano durante i concorsi, non tutti i giorni. Lo stesso vale per gli alberghi.

L’albergo storico piace sempre, purché sia contemporaneo per il comfort.

Ha bisogno di aree verdi, garage e parcheggi.

Ha bisogno di spazio e di privacy per l’ospite.

È luminoso grazie alle pareti vetrate perimetrali di ultima generazione: assorbono i raggi ultravioletti l’estate, respingono il freddo l’inverno.

Ha pareti divisorie multistrato più leggere e performanti rispetto a quelle tradizionali.

Ha il cappotto termico e pareti esterne ventilate.

È caldo l’inverno e fresco l’estate grazie a caldaie più piccole ed efficienti che utilizzano anche la cogenerazione.

Alcuni utilizzano il teleriscaldamento grazie alle centrali a biomassa.

Collettori solari e pannelli fotovoltaici assimilano l’albergo a una centrale elettrica.

La domotica consente di gestirlo e controllarlo in remoto come fosse una astronave.

L’informatica e l’intelligenza artificiale dirigono gestione, comunicazione, promozione, fidelizzazione.

Fai un fischio, ti riempiono l’albergo.

La fibra ottica li connette velocemente e in tempo reale con il mondo, così anche gli ospiti.

Camere e bagni sono ipertecnologici quanto confortevoli.

SPA sempre più grandi e cinematografiche e cucine tecnologiche sempre più sofisticate lo rendono l’ideale set di un film di fantascienza.

È “Odissea 2100” sulla Terra.

L’enogastronomia è a chilometro zero ed è italiana.

Almeno la metà dei clienti soffre di intolleranze o è culturalmente intollerante a qualcosa.

Maître e Chef sono scienziati dell’alimentazione oltre che psicologi e ballerini di tango.

Del passato l’hotel contemporaneo conserva il Genius Loci del territorio, l’umanità del personale, la soddisfazione dell’ospite, la professionalità di chi lo dirige.

Del passato esalta la cultura dell’accogliere e ospitare.

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Turismo & Società Siamo tutti diversi. Per fortuna…

Sono vegetariano da 43 anni (non mangio carne e pesce).

Per decenni nei ristoranti è stato un dramma, lo è ancora quando mi offrono un menù nel quale a fatica posso scegliere un piatto.

Il peggio? Quando mi propongono omelette o verdure grigliate.

Meglio stare a casa.

Sono un diverso come un mussulmano al quale propinano speck o affettati.

Nel mio caso (sono laico) è un errore, nel suo è un dramma religioso come se a un cristiano propinassero carne umana.

Sono un diverso come un omosessuale che in certe parti degli Stati Uniti è ancora considerato un malato mentale. Da curare.

O una condanna divina per i genitori.

Sono un diverso come un disabile sulla sedia a rotelle davanti a una barriera architettonica.

Potesse, si alzerebbe per camminare. Ma non può.

Senza occhiali, sono cieco (le ho proprio tutte…). Ci vedo male anche con le lenti graduate.

I gradini mal segnalati sono un attentato. Alla mia età un capitombolo potrebbe essere esiziale.

Sono un diverso come chi soffre di allergie alimentari che potrebbero causargli lo shock anafilattico e anche la morte.

I menù creativi che non segnalano tutti i componenti utilizzati sono un crimine, non solo un errore.

Il maître distratto che non sa che cosa c’è nei piatti che propone, il cuoco ignorante che non ha voglia di studiare, l’albergatore annoiato che considera il diverso un rompiscatole, il progettista senza senso pratico.

Tutti costoro sono nemici dell’albergo oltre che dell’ospite.

È paradossale come troppi in Italia non ne siano consapevoli, in un Paese storicamente e geograficamente prodotto dalla più articolata biodiversità culturale ed enogastronomica del pianeta, con i più bizzarri riti tradizionali locali.

È il segreto del nostro fascino, non è una colpa.

L’ospite deve comportarsi in maniera civile e pagare il conto.

Chi accoglie deve saperlo ascoltare e soddisfare le sue aspettative e i suoi bisogni.

 

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Turismo & Società, Il Made in Italy nel turismo Stop all’over tourism!

“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” dovrebbe campeggiare alla frontiera e all’entrata di ogni città italiana.

Due giorni a Venezia. La qualità della vita dei residenti è messa a rischio ogni volta che provano a salire su un vaporetto infilandosi nella calca di corpi, trolley, zaini che mettono a rischio anche la stabilità del natante.

La qualità della vita dei residenti è messa a rischio ogni volta che devono fare la coda per attraversare un campiello, infilarsi in una calle, superare uno delle centinaia di ponti della città ingombri di turisti in posa per i selfie.

La qualità dell’esperienza dei turisti è messa a rischio per le interminabili code sotto il sole a picco per visitare la Basilica e il Campanile di San Marco o accedere al Palazzo Ducale.

La qualità della vita della città è messa a rischio ogni volta che sbarcano orde di formiche rosse da quelle immense portaerei che sono le navi da crociera che mettono a rischio anche l’integrità delle fondamenta della città come ha dimostrato l’incidente provocato dalla Costa Crociere.

Gli unici che ci guadagnano sono i venditori di chincaglierie, di souvenirs da quattro soldi e di street foods.

Gli oneri d’urbanizzazione incassati dal Comune di Mestre per le 10.000 camere d’albergo costruite a 500 metri dalla stazione ferroviaria di Mestre sono un attentato alla qualità del turismo di Venezia. Sono miopia allo stato puro.

Non è questo un turismo che produce cultura e felicità per chi lo vive, che distribuisce ricchezza sociale e soddisfazione economica per chi ci lavora.

La sicurezza, dei cittadini come dei turisti, è competenza dello Stato, oltre che dei Comuni.

La lotta contro l’evasione fiscale è competenza dello Stato oltre che dei Comuni.

Report ha dimostrato l’evasione fiscale sia dei proprietari che di Airbnb e Booking relativa agli appartamenti affittati come camere d’albergo.

Ministro Centinaio, meno parole, più fatti.

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TURISMO & ECONOMIA, L’Italia è più Forte che mai

Il Forte Village Sardegna di Santa Margherita di Pula è stato aperto nel 1970 sulla costa meridionale dell’isola in faccia al mare all’interno di un parco botanico di 47 ettari con 15.000 alberi e 2 milioni di piante.

All’epoca aveva 600 dipendenti, diversi alberghi, 12 ristoranti.

Oggi il Forte Village propone 8 alberghi, 21 ristoranti, centro congressi, centro thalassa, sport per tutti i gusti, eventi.

Ha 1200 dipendenti, fattura 93 milioni di euro nei sei mesi di apertura che diventano 8 mesi con il Mice e lo sport.

L’estate ospita cuochi stellati da tutto il mondo, vecchie glorie dello sport, spettacoli di grido.

È una fabbrica dell’accoglienza e dell’ospitalità unica in tutto il Mar Mediterraneo.

Da 18 anni è premiato come il miglior resort del mondo.

L’inverno forma all’interno i ruoli professionali che deve rinnovare.

Con la Luiss di Roma e l’istituto alberghiero di Pula ha dato vita a una Business School post diploma che da anni garantisce il 100% dell’inserimento nel mercato del lavoro.

I corsisti applicano teoria e pratica nello stesso posto.

In quasi 50 anni, il Forte Village ha cambiato 8 proprietà, dal 1995 lo dirige Lorenzo Giannuzzi.

Nel 2002 Patrick Recasens andò a dirigere il Pullman Timi Ama di Villasimius, sulla punta sudorientale della Sardegna, in una sorta di paradiso terrestre alle spalle di una laguna salmastra frequentata dai fenicotteri che fronteggia un mare color cobalto. Il resort fatturava 1,5 milioni di euro.

Nel 2018 ha superato i 15 milioni di euro con 275 camere e 240 dipendenti, la gran parte assunti nel raggio di 30 chilometri.

Patrick Recasens nel 2018 è stato premiato da EHMA come Hotel Manager of the Year in Europa.

Cambiano i governi, il ministero del Turismo continua a essere un miraggio, sono i privati (spesso stranieri) ad accollarsi l’onere e l’onore di mantenere l’Italia tra i giganti del settore.

Lo capissero politica e opinione pubblica…

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Turismo & Economia. E pur si muove…

Banca d’Italia ha certificato che nel 2018 il solo incoming (gli stranieri) in Italia ha fatturato 41,55 miliardi di euro con 15 miliardi di avanzo rispetto a quanto speso per andare all’estero (quasi raddoppiato rispetto a 10 anni fa). Nel 2008, prima della crisi globale, eravamo arrivati a quota 31 miliardi di euro, crollati a 28,8 miliardi di euro l’anno successivo.

 

Ben pochi altri settori hanno visto un tale progresso negli ultimi 10 anni.

 

ISTAT a sua volta nel 2017 nel turismo ha certificato 122 milioni di arrivi e oltre 427 milioni di presenze totali, segnando un aumento rispetto all’anno precedente rispettivamente del 4,5% e 6,0%.

 

Nel 2018 si stima che il numero complessivo di viaggi con pernottamento effettuati dai residenti in Italia sia stato pari a 78 milioni e 940 mila, in notevole crescita rispetto al 2017 (+19,5%). Ciò rafforza la tendenza positiva registrata a partire dal 2016.

 

Il Made in Italy è diventato il marchio più conosciuto al mondo, l’Italia è diventata la prima destinazione enogastronomica del pianeta.

 

Ne beneficiano anche i costruttori di attrezzature professionali per la ristorazione e l’ospitalità che nel solo triennio 2016-2018 hanno registrato un incremento del 20% confermando che l’Italia è uno dei maggiori poli mondiali del settore delle attrezzature professionali, prima a livello europeo e seconda a livello mondiale solo agli Stati Uniti. Le esportazioni italiane nel 2018 hanno superato i 4,5 miliardi di euro e il saldo della bilancia commerciale risulta attivo per 3,5 miliardi di euro.

 

L’Italia degli 8000 comuni e dei 20.000 borghi storici dimostra una capacità di autogoverno incredibile, che in alcune regioni diventa programmazione coerente del territorio, nella gran parte delle regioni assai meno, per nulla a livello nazionale.

 

Continente tascabile popolato da mille nazioni diverse, l’Italia continua a essere un mistero insondabile per gli stessi italiani.

 

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MATERA 2019 CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA

Memoria e Progetto. Il segreto del successo

A Matera, quando ci arrivai per la prima volta nel 1970 a cavalcioni di una rossa guzzetta di 125 cc, c’era solo turbe di monelli che giocavano tra i Sassi (come noi ragazzini nel 1956 tra i ruderi di case bombardate sui Navigli di Milano durante la seconda guerra mondiale).

Nel 1945 Primo Levi ne aveva denunciato la miseria in “Cristo si è fermato a Eboli”.

I Sassi erano stati svuotati dai carabinieri, che avevano murato le entrate delle antiche grotte.

Vi aleggiava ancora l’anatema di Togliatti e De Gasperi che li avevano definiti “vergogna nazionale”.

Nel 1964 Pier Paolo Pasolini vi aveva ambientato “Il Vangelo secondo Matteo”.

Ricordo il fascino arcano delle chiese rupestri che visitavi a tuo rischio e pericolo scavalcando o infilandoti in mezzo ai ruderi.

Negli anni Ottanta la rinascita dei Sassi, la ristrutturazione innanzitutto delle vie di accesso lastricate, nel 1993 l’Unesco li dichiara patrimonio dell’Umanità, gli ex scugnizzi vi aprono piccole botteghe di souvenir, artigiani tornano a scolpire la roccia malleabile per turisti sempre più incuriositi e numerosi.

Nel 2004 Mel Gibson la fa scoprire al mondo con il suo film “Passion”, con il Golgota collocato di fronte ai Sassi.

Matera per tutto il 2019 è la capitale europea della cultura, ospita botteghe di artigiani, ristoranti di qualità, alberghi diffusi dall’atmosfera unica.

È diventata un caso mondiale di recupero di una destinazione turistica bella quanto sostenibile.

Matera mi ricorda Bagnoregio in provincia di Viterbo, altro borgo antico destinato all’oblio che il turismo ha riportato in vita.

Bagnoregio è stata riscoperta grazie a un geniale giapponese, Hayao Miyazaki, che ne ha tratto ispirazione per il suo castello fantastico, Laputa.

Lo scorso anno 200.000 persone hanno pagato solo per visitarla. Erano 40.000 cinque anni fa.

Memoria e progetto. I cardini del successo del turismo in Italia.

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Renato Andreoletti