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Categoria: EDITORIALE ANDREOLETTI

Editoriale Andreoletti – sezione dedicata agli articoli, commenti, proposte, feedback pubblicati nel corso del tempo da Renato Andreoletti, che dirige la rivista Hotel Domani dalla fine del 1992, rivista leader in Italia per supporto ad albergatori, direttori, architetti, progettisti e impiegati d’albergo ecc

 

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Turismo & Pandemia: il piano di vaccinazioni in Italia e nel mondo

Il traguardo è davanti a noi

Il piano di vaccinazioni è partito, il primo milione di italiani è stato vaccinato, entro l’estate lo saranno diversi milioni, entro l’anno tutti. Lo stesso sta accadendo nel resto del continente europeo, negli Stati Uniti e in Canada, in gran parte dell’Asia, nell’Oceania. Sud America e Africa seguiranno, in ritardo ma seguiranno.

L’economia mondiale sta ripartendo, il turismo ripartirà. Lo ha dimostrato questa estate, durante la pausa concessaci dalla pandemia. Gli italiani hanno riscoperto il loro Paese, molti stranieri appena hanno potuto hanno attraversato le frontiere per venire in Italia.

La voglia di viaggiare, di incontrarsi, di conoscere, di emozionarsi con il cuore e la mente, di mettersi alla prova, è un imperativo per tutte le generazioni. Lo è sempre stato, oggi è alla portata di miliardi di persone.

L’Italia è la meta turistica più gettonata per chi apprezza il bello, per chi apprezza la cucina della nostra enogastronomia legata alle tradizioni regionali e alle materie prime del territorio, per chi apprezza l’empatia e la disponibilità dei nostri connazionali, maestri dell’accoglienza e dell’ospitalità.

Il turismo in Italia non è più il settore marginale che è stato in passato, è diventato un settore strategico, il cuore del Made in Italy e dello Stile Italiano, la vera industria del presente e del futuro perché può solo crescere, può solo migliorare.

Per un piccolo Paese come l’Italia, il turismo rappresenta la vocazione attorno alla quale programmare e organizzare infrastrutture, economia, ricerca & sviluppo, istruzione e formazione.

In questo anno di passaggio, è fondamentale avere chiari gli obiettivi, i traguardi da raggiungere.

Questa è l’occasione per riportare il turismo nelle competenze dello Stato, con un Ministero dell’Ospitalità dotato di ingenti risorse finanziarie e capacità di intervento sulle politiche dell’ambiente, del paesaggio urbano, dei consumi energetici, delle infrastrutture.

VOI COSA NE PENSATE?

renato.andreoletti@tecnichenuove.com

Civiltà e Turismo

La pandemia finirà, il mondo tornerà a viaggiare. L’Italia è e sarà tra i protagonisti di questa ripresa grazie soprattutto all’esperienza, alla qualità, alla credibilità dei milioni di persone che vi hanno lavorato e che vi lavorano tutti i giorni, feste comandate comprese.

SOLIDUS rappresenta un nucleo di associazioni professionali su cui si è basato lo sviluppo e il successo dell’Italia del Made in Italy e di uno stile di vita tornato a essere egemone. Abbiamo visione e strategie. Manca l’interlocutore politico.

Fu la fiorentina Caterina dei Medici, andata sposa nel 1533 all’età di 14 anni a Enrico, il figlio del re di Francia Francesco, a portare a Parigi alcuni cuochi della corte toscana che impostarono quella che diventerà la cucina egemone dell’Europa e del mondo nei successivi quattro secoli e mezzo. Tra 1400 e 1500 erano le corti aristocratiche italiane, dei Medici, dei Gonzaga, dei D’Este, degli Sforza, del regno di Napoli, della corte pontificia a Roma, dell’aristocratica repubblica veneziana, a dettare le leggi del buon vivere, sintetizzate nel “Libro del cortegiano” da Baldassarre Castiglioni tra il 1513 e il 1524. Baldassare trasse l’ispirazione per il “Cortegiano” dalla sua esperienza come cortigiano della duchessa Elisabetta Gonzaga alla corte di Urbino. Alla corte dei Valois la piccola Caterina dopo un duro apprendistato si impose come regina prima, come regina reggente all’età di 40 anni alla morte improvvisa di Enrico III nel 1559 (in un improvvido torneo cavalleresco), come regina madre di ben tre re di Francia (i suoi figli) che si alternarono sul trono salvo lasciarlo rapidamente per morti più o meno sospette (si moriva giovani all’epoca, in guerra, per malattia, per spada o veleno), resse le sorti del regno ormai anziana nel momento in cui la Francia precipitò in una guerra civile tra cattolici e ugonotti (protestanti), dette fuoco alle polveri ordinando il massacro passato alla storia come La notte di San Bartolomeo quando a Parigi, tra il 23 e il 24 agosto del 1572, furono uccise diverse migliaia di persone, la gran parte ugonotti. Infine, Caterina favorì il matrimonio della terza figlia Margherita (di figli ne aveva avuti sette), che andò in sposa a Enrico di Borbone, primo della dinastia che avrebbe regnato in Francia fino al 1830, e che ancora governa in Spagna. Caterina (1519-1589) era nata nell’anno della morte di Leonardo da Vinci, morì nel castello di Blois a soli 34 chilometri dal castello di Amboise dove si era spento Leonardo 70 anni prima. Entrambi sono il simbolo della grandezza declinante del Rinascimento italiano che andò in soccorso della nascente egemonia francese, Leonardo lasciando in Francia ciò che è diventato il simbolo del Museo del Louvre (la Gioconda), Caterina mantenendo in piedi la traballante dinastia dei Valois, emersa dalla Guerra dei 100 anni contro gli inglesi, passandone infine il testimone alla dinastia dei Borbone, destinata a un futuro da grande protagonista in Europa e nel mondo.

La civiltà francese, che è stata come tutte le civiltà (basti pensare a quella romana) un impasto di forza, stile, tradizioni, di spietatezza e gentilezza spesso frammischiate, fu profondamente influenzata dal Rinascimento italiano diventando a sua volta, nel corso del tempo, un faro di valori condivisi e modi di vita studiati e copiati, in Europa e nel mondo. Ancora nella seconda metà del 1900 la lingua della cultura e della diplomazia internazionale era il francese come era stato l’italiano nei secoli dell’Umanesimo e del Rinascimento (la regina inglese Elisabetta I, 1533-1603, conosceva perfettamente l’italiano e leggeva Dante Alighieri in originale).

A cavallo tra la fine del Secondo Millennio e l’inizio del Terzo Millennio la storia si è divertita a riprendere per molti versi il percorso interrotto in Italia alla metà del 1500 (trattato di Cateau-Cambrésis del 1559), quando la penisola fu conquistata in gran parte dagli spagnoli salvo la Serenissima Repubblica di Venezia oltre il fiume Adda verso Est e il ducato del Piemonte oltre il fiume Ticino a Ovest, con il papato in mano a pontefici spagnoli (Callisto III Alfons de Borja y Cabanilles papa dal 1455-1458, Alessandro VI Roderic Llançol de Borja, italianizzato in Borgia, papa dal 1492 al 1503).

Italy is back. L’Italia è tornata

Declinante la lingua e la cultura francesi, soppiantate dalla lingua inglese e dall’egemonia anglosassone in salsa americana, con la Cina che sta ritrovando il ruolo di faro dell’Asia che aveva all’epoca di Marco Polo (il potere era mongolo, la cultura e la burocrazia erano cinesi), l’Italia è sbucata fuori come un condotto lavico che dopo un lungo, tortuoso percorso ha trovato la strada per risalire dal mantello fino alla crosta terrestre e arrivare in superficie per dar vita a una nuova, spettacolare colata magmatica per ridisegnare i profili del territorio e arricchire il suolo con i preziosi materiali provenienti dalle profondità del pianeta.

Il Made in Italy è molto più che stile nel vestire, nell’arredare, nel bere e mangiare, nell’architettura, nel design, è un insieme di valori che possono essere sintetizzati nel concetto di Civiltà dell’accoglienza e dell’ospitalità di cui gli italiani furono maestri fin dall’epoca dell’impero romano, tornarono a esserlo durante i secoli dell’Umanesimo e del Rinascimento, sono tornati a esserlo in questo muovo millennio. Sono valori legati all’Uomo Vitruviano, come Leonardo aveva indicato in un suo celebre disegno, ponendo l’essere umano al centro dell’universo dello spirito come della conoscenza, del cerchio che rappresenta il Cielo, la perfezione divina, e del quadrato, che simboleggia la Terra, la conoscenza scientifica. Sono valori legati all’empatia, che è il sentimento che nessuna Intelligenza Artificiale potrà mai assumere e copiare. In psicologia, l’empatia è la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona. Richiede sentimenti, partecipazione emotiva, un insieme di comportamenti che si ritrovano solo negli esseri viventi, umani e animali.

Il mondo che verrà dopo la pandemia di Covid-19 consoliderà la grande rivoluzione digitale all’insegna del web e di Internet che è in corso da almeno 20 anni, che sta accelerando, che ha cambiato gli equilibri economici del pianeta restituendo all’Asia (Cina, India, Giappone in primis) quel ruolo che aveva nel passato prima che le potenze coloniali europee imponessero la loro egemonia, che è stata sia militare che di valori, tra l’inizio del 1500 e la metà del 1900, tra la conquista anche demografica delle Americhe a Ovest, dell’Oceania a Est, e il dominio coloniale (militare) di gran parte del pianeta, dall’Africa all’Asia.

Nello stesso tempo il mondo che verrà, e che noi abbiamo ben conosciuto negli ultimi 10 anni, è un mondo assetato di emozioni, di esperienze, di storia, di una cultura edonistica all’insegna del buon vivere che si celebra innanzitutto a tavola. L’Uomo Vitruviano del Terzo Millennio è curioso, assetato di nuove esperienze o di esperienze che sanno rinnovarsi nel tempo, è alla ricerca dell’avventura nella sicurezza, che sia mentale o fisica, è alla ricerca di se stesso, che sia legata allo sport, alla spiritualità, al viaggio, alla cultura.

L’Italia è un piccolo universo di soli 300.000 chilometri quadrati, posta lungo la longitudine (Trieste e Palermo sono sulla stessa longitudine), immerso per tre quarti in un mare temperato (il Mar Mediterraneo non scende mai sotto i 13 gradi, anche in pieno inverno, e non diventa bollente d’estate come nei Caraibi), con 7500 chilometri di coste che si affacciano su un mare balneabile dalla primavera fino ad autunno, la dorsale delle Alpi posta ad arco lungo la latitudine che la difende dai venti polari, la dorsale appenninica che crea un’infinità di microclimi particolari, con 20.000 borghi storici (siamo unici).

Come afferma spesso Oscar Farinetti (Eataly), l’Italia è la penisola più fortunata del pianeta con un clima che facilita la crescita di qualsiasi essenza vegetale, come il basilico in Liguria, la liquirizia e il bergamotto in Calabria, gli agrumi e l’olio d’oliva da Sud a Nord, la vite ovunque, dalle pendici dell’Etna ai 1000 metri di quota dei terrazzamenti valdostani. In Italia si producono prodotti non meno unici come il prosciutto di San Daniele nel Friuli, il parmigiano reggiano in Emilia, la mozzarella di bufala tra Lazio e Campania, la pasta per spaghetti asciugata al vento a Gragnano, lo zafferano dell’Abruzzo, il mirto in Sardegna, il pomodoro Pachino in Sicilia.

In Italia crescono 7000 specie vegetali edibili, in Brasile, al secondo posto, sono la metà. Ci sono 58.000 specie animali, la Cina, al secondo posto, ne ha 20.000.

L’Italia possiede 1200 vitigni autoctoni, la Francia, al secondo posto, ne ha 222. In Italia ci sono 532 cultivar di olive, la Spagna, al secondo posto, ne ha 70.

L’Italia ha 142 cultivar di grano duro, il Paese che ne produce di più al mondo, gli Stati uniti, ne ha 6. In Italia si producono 487 tipologie di formaggi, di cui 300 a denominazione protetta, in Francia sono 300 di cui 82 a denominazione protetta. L’Italia ha un corpus di 70.000 ricette, Cina e Francia non arrivano a 4000. Abbiamo il maggior numero di siti al mondo iscritti nel Patrimonio dell’Umanità Unesco. Sono 55. Altri 41 sono candidati per diventarlo.

Siamo il Paese della biodiversità, di gran lunga il numero uno. Nello stesso tempo siamo stati capaci di mantenere un ruolo strategico anche per l’industria manifatturiera, soprattutto quella legata alle innovazioni tecnologiche, dalla meccanica di precisione all’industria spaziale: metà del modulo spaziale della ISS (Stazione Spaziale Internazionale) che orbita attorno al pianeta è stato progettato e costruito in Italia, idem per molti satelliti che ruotano sulla nostra testa, idem per il lanciatore europeo Vega.

Il mondo ci ha riscoperti progressivamente. Fino al 1979 eravamo un Paese di emigrazione che sulle rimesse degli emigranti oltre che sull’export basava l’equilibrio della sua bilancia dei pagamenti. I turisti erano relativamente pochi, soprattutto avevano portafogli leggeri (sia gli italiani che la gran parte degli stranieri che venivano in Italia perché eravamo il sole più a buon mercato d’Europa), da qui la proliferazione di un sistema ricettivo e ristorativo affidato soprattutto alla buona volontà dei singoli, alla loro capacità di improvvisarsi spesso come osti e ristoratori. C’erano eccellenze in alcune città “nobili”: Venezia, Roma, Firenze, Verona, Torino, Milano, Trieste, Napoli, Catania, Palermo, Portofino, Taormina, Capri e Sorrento, circondate e sovrastate da un’offerta molto alla buona, spesso al limite della decenza, a tavola come nelle camere d’albergo. Era un settore molto spontaneo, molto anarchico, in un Paese che in pochi anni ha cementificato buona parte del territorio in maniera a dir poco miope e speculativa. Era un Paese affamato che voleva togliersi una fame atavica. Ci è riuscito pagandone alcuni dolorosi prezzi, a spese del territorio e della sua bellezza. Il benessere, a partire dagli anni Ottanta, ha trasformato gli italiani in cittadini del mondo consentendogli di viaggiare, di confrontarsi, di acquisire modi di vivere legati alla contemporaneità (la doccia tutti i giorni, il breakfast il mattino, la televisione sempre accesa a scandire le ore del giorno). Dovevamo sprovincializzarci per poter tornare protagonisti nel mondo contemporaneo. Ci siamo riusciti.

Il turismo ha sostituito il ruolo dell’emigrazione nel recuperare la valuta internazionale indispensabile per mantenere in equilibrio la nostra bilancia dei pagamenti. E’ diventato un settore sempre più importante, dalle Alpi alle isole Egadi, di fronte alla costa orientale della Sicilia. E’ diventato un settore sempre più ricco perché in grado di attirare, accogliere, ospitare, soddisfare una massa di turisti sempre più abbienti, legati al turismo religioso (voce fondamentale nel Paese che ospita il Vaticano e il più importante patrimonio storico e monumentale cattolico del pianeta con un infinito numero di cattedrali, chiese, abbazie, santuari), a quello sportivo con i ghiacciai e le nevi dei 4000 metri delle Alpi occidentali e centrali, le Dolomiti delle Alpi orientali, i percorsi di trekking e mountain bike che vanno da Ventimiglia a Palermo, da Trieste al Gargano per spingersi fino in Calabria, senza dimenticare la Sardegna, a suo modo un piccolo, prezioso continente in miniatura.

Il calcio e il ciclismo erano sport legati al nostro passato proletario, di grandi faticatori soprattutto in bicicletta, negli anni Settanta abbiamo scoperto lo sci grazie alla Valanga Azzurra di Gustav Thoeni e Pierino Gros, successivamente duplicata dalla Valanga Rosa di Debora Compagnoni. Siamo diventati un Paese di sciatori ma soprattutto siamo diventati un Paese per lo sci grazie agli impianti che hanno costellato il nostro territorio in alta quota da Courmayeur al Sestrière e da Livigno a Corvara e Cortina d’Ampezzo. Nel calcio siamo diventati di nuovo una delle grandi potenze mondiali sfiorando la vittoria nel Campionato del mondo del 1970 in Messico, conquistandola poi nel 1982 in Spagna e nel 2006 in Germania arrivando secondi negli Stati Uniti nel 1994. Le squadre di club italiane a partire dal 1963 (Coppa dei Campioni conquistata dal Milan) sono tornate protagoniste assolute creando un incredibile indotto economico da grande industria a tutti gli effetti.

Il successo dell’Italia del Made in Italy ha una duplice veste: alimenta l’export legato al nostro stile di vita, dall’agroalimentare di qualità alla moda, dalla meccanica di punta all’estrazione del petrolio e del gas, alimenta i flussi di persone che vengono in Italia (e sono decine di milioni ogni anno) per impararne la lingua, studiare nei nostri conservatori, acquistare in loco i prodotti della moda e del design, condividere con gli italiani il loro stile di vita a tavola e in cantina, frequentare i nostri musei, ascoltare la lirica nei teatri piuttosto che negli antichi anfiteatri greci e romani. Solo di incoming (il fatturato prodotto dai turisti internazionali pari al 40% del totale) siamo passati dai 30 miliardi di euro del 2010 ai 44 miliardi di euro del 2019 con una crescita che pareva inarrestabile, finché la pandemia di coronavirus non ha bloccato gli ingranaggi economici dell’intero pianeta, pronto a ripartire, al massimo entro il 2023, una volta che l’incredibile campagna di vaccinazione di oltre 7 miliardi di esseri umani sparsi nei cinque continenti renda un ricordo, sia pure assai spiacevole, quanto abbiamo dovuto fronteggiare tra il 2020 e il 2021.

L’Italia ripartirà perché è il mondo che ripartirà e nel mondo, lo si vede anche attraverso i webinar virtuali che hanno sostituito gli incontri de visu per centinaia di milioni di persone, la voglia di vivere, di divertirsi, di dialogare, di sperimentare è più viva che mai. L’Italia è tra le mete più affermate e desiderate dell’intero pianeta. Lo è grazie al lavoro certosino che gli italiani hanno svolto nel corso degli ultimi 75 anni trasformando un Paese agricolo in un Paese industriale, affermando l’istruzione obbligatoria per tutti e la sanità universale (fenomeni unici nell’intera nostra storia), disseminando di strade, ponti, tunnel un territorio sostanzialmente montagnoso (le pianure coprono solo l’8 per cento del territorio nazionale) unificandolo definitivamente con le veloci autostrade e superstrade che lo solcano in tutte le direzioni e il treno che in un Paese intensamente motorizzato è stato relegato a un ruolo di cenerentola da cui si sta finalmente emancipando. L’Alta Velocità tra Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli ha messo a terra Alitalia che sul monopolio della tratta aerea Roma-Milano ha vissuto una posizione di rendita assai poco lungimirante e non solo per colpa della compagnia aerea. La compagnia era di fatto commissariata dalla politica che l’ha utilizzata anche come serbatoio di voti e di posti di lavoro clientelari. E’ un vizio che risale ai tempi di Giulio Cesare, ben oltre 2000 anni fa, e che pare non si riesca mai a estirpare. Il treno aveva unificato l’Italia dopo il 1861, le autostrade hanno contribuito a unificarla dal punto di vista dell’economia industriale, l’Alta Velocità rappresenta un salto di qualità verso l’economia green, responsabile, sostenibile, ecologista, che rappresenta l’orizzonte verso cui si muove l’intera Unione Europea.

Scrivere di Civiltà italiana dell’accoglienza e dell’ospitalità significa individuare un orizzonte verso cui muovere e una strategia per raggiungerlo. L’orizzonte è il Villaggio Globale che è diventato il nostro pianeta, seppure suddiviso in almeno 200 quartieri (gli Stati) a volte l’uno contro l’altro armati, abitato da 7,5 miliardi di persone, dove il benessere ha conquistato territori che non l’avevano mai conosciuto o che l’avevano perso di vista, territori (soprattutto l’Asia, in futuro si spera l’Africa) che hanno conosciuto e stanno conoscendo uno sviluppo economico formidabile che li ha riportati al centro dell’economia planetaria come lo erano oltre 5 secoli fa. L’Africa a sua volta è stata la casa ancestrale della nostra specie, mai dimenticarlo.

La strategia è, parafrasando Sébastien Bazin, Presidente e CEO di Accor, un manager dotato di grande capacità di visione, di dar vita a un ecosistema coerente che sappia valorizzare “Lifestyle, intrattenimento, esperienze uniche: da sempre sono al centro della nostra strategia di sviluppo e di crescita”. Lo è per Accor, che opera su scala planetaria, lo è ancora in misura maggiore per l’Italia, che attira flussi di turismo su scala planetaria. Continua Bazin: “Non è un segreto che il nostro mondo sta cambiando, e cambiando velocemente, cosa che richiede chiarezza di idee, audacia e flessibilità. Oggigiorno, siamo molto più che albergatori. Siamo anche ambasciatori di esperienze e possediamo quel millisecondo che determina la qualità della vacanza durante la quale i nostri ospiti esplorano nuove possibilità di vita. Noi siamo la punta di diamante di una rivoluzione che cambierà il mondo dell’ospitalità. Per realizzare questo, Accor affronta la sfida di creare esperienze immersive relative al soggiorno con una opportunità senza precedenti.” Se ci pensate, vale ancora di più per l’Italia, che in un fazzoletto di terra di soli 300.000 chilometri quadrati, facile da raggiungere e percorrere, offre la più formidabile delle esperienze immersive legate al soggiorno.

Conclude Bazin: “Noi vogliamo contribuire a trasformare il pianeta in un mondo migliore e assicurarci che i benefici del turismo arrivino a ogni singolo ospite. E’ il motivo per il quale aiutiamo le comunità locali e l’intero pianeta con pratiche sostenibili e gli standard etici più elevati.”

Orizzonte e strategia sono chiari. Ci vuole un potente ministero del Turismo che aiuti l’Italia a creare il miglior ecosistema turistico del pianeta.

SOLIDUS e le associazioni professionali che ne fanno parte hanno esperienza, visione, professionisti, soprattutto hanno la credibilità dei loro associati, la punta di diamante del turismo italiano.

Noi siamo pronti. Voi –la politica – lo siete altrettanto?

VOI COSA NE PENSATE?

renato.andreoletti@tecnichenuove.com

Siamo Unici Comunichiamolo

Il 2020 è stato l’anno horribilis del nuovo millennio. Bisognava sopravvivere. Ci siamo riusciti.

Il 2021 è l’anno della vaccinazione di massa di miliardi di persone nei 5 continenti. Un fatto anch’esso unico nella storia dell’umanità. E’ l’anno della ripartenza.

Per l’Italia significa un nuovo inizio soprattutto per il Made in Italy legato allo stile di vita sottolineando ciò che ci rende unici:

– La penisola più fortunata del pianeta protetta a Nord dall’arco alpino, immersa per tre quarti in un mare temperato che non scende mai sotto i 13 gradi, con 7500 chilometri di coste e un mare balneabile fin dalla primavera, con un clima che facilita la crescita di qualsiasi essenza vegetale, come il basilico in Liguria, la liquirizia e il bergamotto in Calabria, gli agrumi e l’olio d’oliva da Sud a Nord, la vite ovunque, dalle pendici dell’Etna ai 1000 metri di quota dei terrazzamenti valdostani.

– Vi si producono prodotti non meno unici come il prosciutto di San Daniele nel Friuli, il parmigiano reggiano in Emilia, la mozzarella di bufala tra Lazio e Campania, la pasta per spaghetti asciugata al vento a Gragnano, lo zafferano dell’Abruzzo, il mirto in Sardegna, il pomodoro Pachino in Sicilia.

– In Italia crescono 7000 specie vegetali edibili, in Brasile, al secondo posto, sono la metà

– Ci sono 58.000 specie animali, la Cina, al secondo posto, ne ha 20.000

– L’Italia possiede 1200 vitigni autoctoni, la Francia, al secondo posto, ne ha 222

– In Italia ci sono 532 cultivar di olive, la Spagna, al secondo posto, ne ha 70

– L’Italia ha 142 cultivar di grano duro, il Paese che ne produce di più al mondo, gli Stati uniti, ne ha 6

– In Italia si producono 487 tipologie di formaggi, di cui 300 a denominazione protetta, in Francia sono 300 di cui 82 a denominazione protetta

Siamo il Paese della biodiversità, di gran lunga il numero uno

Siamo il Paese più originale e accogliente che ci sia.

VOI COSA NE PENSATE?

renato.andreoletti@tecnichenuove.com

Uniti si vince, mai come ora

Il vaccino contro il Covid-19 sta arrivando. Non è più una speranza, è una certezza. Entro il 2021 la pandemia diventerà  un brutto ricordo su cui riflettere seriamente, ma un brutto ricordo.

La pandemia ha sconvolto il pianeta, ne ha cambiato anche gli assetti politici (come negli Stati Uniti), probabilmente ne cambierà molti altri.

La crisi economica durerà ancora per il 2021, anche se già nel 2021 inizierà a dissolversi.

L’Unione Europea è destinata a crescere politicamente perché è diventata non solo il primo prestatore di ultima istanza con la Banca Centrale, è diventata il creditore per antonomasia dei 27 Paesi che la compongono.

Solo un’Europa politicamente unita potrà affrontare una sostanziale moratoria dei debiti pubblici degli Stati sovrani.

E’ l’occasione per tutti noi europei di diventarlo finalmente, di affrontare un futuro che vedrà protagonisti soprattutto gli Stati continente: Stati Uniti, Cina, Russia, India e Unione Europea.

Il Made in Italy tornerà a volare in tutto il pianeta perché la pandemia non ha inciso sugli stili di vita, sulle speranze, sui sogni di miliardi di persone. Li ha solo sospesi per 12 mesi.

Dopo la Grande Guerra, le gonne si accorciarono, i balli diventarono più frenetici, accadde lo stesso anche negli anni Cinquanta: arrivò il rock and roll.

Dopo ogni catastrofe, la voglia di vivere divampa più robusta che mai.

L’Italia tornerà a essere un Paese di tendenza, il Paese ideale per un turismo benestante che renda benestanti coloro che vi lavorano, da chi aiuta i cuochi con le migliori materie prime del mare, della terra, degli allevamenti, a chi aiuta gli albergatori a gestire alberghi sempre più complessi dal punto di vista strutturale e tecnologico a chi aiuta la promozione e la vendita del sistema turistico italiano in Italia e nel mondo a chi educa e forma coloro che lavorano nell’accoglienza come nell’ospitalità.

VOI COSA NE PENSATE?

renato.andreoletti@tecnichenuove.com

Alberghi e Covid-19 : Igiene, Salute e Sicurezza

ALBERGHI E COVID-19

Igiene, Salute, Sicurezza
Gli Alberghi sono presidi sanitari da sempre

Gli alberghi da sempre, soprattutto i migliori dal punto di vista dell’etica di chi li dirige, sono presidi sanitari a tutto tondo: offrono cibo sano, genuino, ben cucinato, quindi ben digeribile, immagazzinato, mantenuto e cucinato secondo le norme HACCP.

In albergo sempre più spesso la cucina è a vista, vedi l’igiene dell’ambiente, vedi l’igiene di chi ci lavora.

Ai piani opera personale preparato, dell’albergo o di cooperative altamente professionali, che sanificano ogni angolo delle camere, del bagno, dei corridoi, degli spazi comuni.

Chi ha installato l’aspirazione centralizzata, non solo elimina la polvere, facilita anche il ricambio dell’aria.

Le camere sono assimilabili sempre più a camere d’ospedale con la differenza, fondamentale, che sono più belle, più comode, di certo meglio arredate. Idem i bagni.

La pulizia in albergo è diventata materia di giudizio da parte degli ospiti, che la valutano poi con il voto che postano nei portali di prenotazione.

La presenza in un albergo di una Reception funzionante 24 ore al giorno garantisce il pronto intervento sanitario immediato, come è accaduto a Roma con i primi due ospiti cinesi ammalati di Covid-19.

Sono stati immediatamente segnalati e ospedalizzati.

Questa crisi per gli alberghi rappresenta anche una eccezionale opportunità per certificare i processi di pulizia e sanificazione degli alberghi al fine di trasformarli in solide azioni di marketing.

Uno dei motivi che induce a tornare sempre nello stesso posto, oltre all’empatia del personale e alla qualità dei servizi, è il giudizio sulla cultura igienica dell’albergo.

Una governante una volta mi consigliò: se vuoi capire la qualità vera di un albergo, vai in bagno e siedi sul trono. Guardati attorno: scoprirai la verità.

Il nuovo messaggio Win-Win degli alberghi è: “La vostra salute è la nostra prima preoccupazione“.

Io la penso così

Io la penso così

Turismo & Covid-19

Italia, Pianeta dell’Ospitalità

Non sappiamo quanto sarà profonda e duratura la crisi economica che seguirà la pandemia planetaria di Covid-19.

Ripartiamo dalla certezza di essere un Paese con una incredibile vocazione per l’ospitalità che nel 2019 si è tradotta nell’ennesimo record con 65 milioni di ospiti internazionali che hanno dormito in Italia (siamo 60 milioni di residenti) e altri 31 milioni di passaggio.

I pernottamenti degli ospiti internazionali sono stati 400 milioni.

Il fatturato dell’incoming aveva raggiunto la cifra record di 44,45 miliardi di euro. Nel 2011 era stato di 30,8 miliardi di euro, ogni anno era cresciuto in maniera robusta.

Nel 2020 ci si aspettava di sfondare quota 48 miliardi di euro.

Il turismo italiano inoltre aveva generato un surplus di 17,248 miliardi di euro.

I dati del 2019 confermavano che l’Italia dal 2011 stava continuando a vivere una sorta di Rinascimento che l’aveva portata a scalare vette sempre più elevate di anno in anno, dati che si affiancavano a risultati altrettanto positivi nei settori dell’agroalimentare, della moda, dello sport, dell’artigianato, della cultura.

Il settore legato direttamente o indirettamente all’ospitalità in Italia dal 13 per cento del PIL legato al turismo superava il 30 per cento del PIL italiano in un decennio che all’opposto aveva registrato una sostanziale stagnazione dell’economia italiana che stava scontando l’obsolescenza progressiva dell’industria manifatturiera tradizionale.

Si riparte ponendo innanzitutto il settore dell’Ospitalità al centro di qualsiasi rilancio economico, sociale e culturale del Paese aiutando le aziende, soprattutto quelle piccole e piccolissime, a sopravvivere. Congelando le tasse per almeno un anno.

Ci vuole un Ministero dell’Ospitalità che coordini l’attività delle Regioni ma anche degli altri ministeri coinvolti dall’agricoltura ai trasporti, dalle infrastrutture all’istruzione.

Ci vuole l’Europa, quella vera.

Renato Andreoletti

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Corona virus e dintorni… Viva l’Italia. L’Italia è Storia. L’Italia è vita

Durante la Guerra Fredda, tra il 1945 e il 1990, abbiamo vissuto sotto la minaccia di una guerra nucleare che avrebbe potuto porre fine alla civiltà come la conosciamo sull’intero pianeta. Albert Einstein aveva avvisato: dopo quella guerra, la successiva l’avremmo fatta con le clave.

Era un timore concreto ma nello stesso tempo astratto.

L’epidemia di corona virus del 2020 è assai meno pericolosa di una guerra nucleare ma è anche maledettamente concreta e rischia di innescare una crisi economica planetaria di proporzioni e durata imprevedibili.

È la prima epidemia del Villaggio Globale.

L’Italia è tra i Paesi più aperti al mondo, visitato ogni anno da decine di milioni di esseri umani provenienti dai cinque continenti, con milioni di italiani che viaggiano in continuazione. Virus e batteri viaggiano con gli esseri umani.

Ciò che è accaduto era inaspettato ma era anche inevitabile.

Non ci saranno macerie materiali.

Ci saranno conseguenze economiche – per gli imprenditori, per i liberi professionisti, per gli stipendiati – che vanno affrontate con il massimo spirito di solidarietà sociale prima che economica.

Ci sarà la consapevolezza che il pianeta è un unico paese e che ciò che accade in Cina ci riguarda direttamente come ciò che accade in Italia riguarda direttamente gli amici cinesi.

Ci sarà la consapevolezza che il Made in Italy incide per almeno un terzo sul PIL e che il turismo rappresenta la spina dorsale del Made in Italy.

Ci sarà la consapevolezza che in Italia è necessario un Ministero del Turismo di grande spessore per rilanciare il Centro Nord e far decollare finalmente in Sud d’Italia.

Ci vuole una progettazione turistica dell’intero territorio, declinata singolarmente per i 20.000 borghi storici e tutti i segmenti di mercato, e una comunicazione assai robusta a partire dallo slogan “Viva l’Italia. L’Italia è Storia. L’Italia è vita”.

Renato Andreoletti

L’Italia nel mondo Il Turismo… e molto altro

Nella campagna toscana c’è Virgo, un interferometro gravitazionale realizzato nel 1994 che nel 2017 ha intercettato e rivelato un’onda gravitazionale prodotta dalla fusione di due buchi neri avvenuta oltre un miliardo di anni fa. Virgo è un interferometro di Michelson, con bracci lunghi 3 chilometri, situato nel comune di Cascina (PI). Virgo si avvale di oltre 280 fisici e ingegneri appartenenti a 20 diversi gruppi di ricerca europei. È dotato di una tecnologia avveniristica.

Assieme a Ligo, l’antenna gemella installata negli Stati Uniti nel 1984 che nel 2015 per la prima volta ha rilevato un’onda gravitazionale, ha confermato la teoria della relatività di Albert Einstein che nel 1905 teorizzò l’esistenza delle onde gravitazionali.

Sopra le nostre teste, a oltre 330 chilometri di altezza, ruota la Stazione Spaziale Internazionale. L’Italia ha contribuito alla Stazione Spaziale con i tre moduli polivalenti di logistica MPLM, costruiti dalla Thales Alenia Space per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana. In questo momento ne è comandante Luca Parmitano. È alla sua seconda missione sulla stazione spaziale.

L’Italia ogni anno produce un Pil (Prodotto interno lordo) di 1800 miliardi di euro ed è tra i primi 10 Paesi al mondo. Tenendo conto dell’evasione fiscale, siamo oltre i 2000 miliardi di euro.

L’Italia della politica e della burocrazia annaspa, l’Italia che produce no, soprattutto nei settori delle tecnologie più avanzate (dalla meccanica di precisione all’aerospaziale) come dello stile di vita (enologia, agroalimentare, moda, design, turismo).

L’Italia deve investire nel suo retaggio rinascimentale: da Leonardo da Vinci a Galileo Galilei, da Dante Alighieri a Boccaccio, da Giotto a Michelangelo Buonarroti e Tiziano Vecellio, più di recente da Ettore Majorana a Enrico Fermi e Carlo Rubbia.

Siamo il Paese della scienza, della tecnica, dell’arte, della cultura.

È il nostro destino.

Renato Andreoletti

Il Ministero del Turismo Sbrighiamoci, Paisà!

Nel 2020 l’intero Mediterraneo torna accessibile al turismo internazionale.

Marocco, Tunisia, Egitto, Turchia e poi ancora Croazia e Slovenia oltre a Grecia, Albania, Spagna, Portogallo e Francia (Costa Azzurra) contenderanno il turismo all’Italia a suon di promozioni, sconti, dumping.

Il 2020 rischia di concludere il ciclo fantastico vissuto dall’Italia nell’incoming che ci ha portato da 32 miliardi di euro nel 2012 a 43 miliardi di euro nel 2019 con oltre 16 miliardi di euro di surplus solo l’anno scorso.

Mentre l’edilizia tradizionale languiva, il settore alberghiero ha attirato investimenti di miliardi di euro, da Favignana fino al Brennero e da Trieste fino a Ventimiglia.

La nostra eccezionale posizione di rendita (niente attentati turistici in Italia, Expo2015 Milan, il Made in Italy come stile di vita apprezzato e desiderato in tutto il mondo) ci ha premiato.

Rischia di non premiarci più se non innestiamo una più potente marcia fatta di organizzazione, promozione, comunicazione. In altre parole, se non ci dotiamo al più presto di un Ministero del Turismo dotato di portafoglio che sia in grado di coordinare sia l’attività di tutti i ministeri coinvolti (dalla Cultura alle Infrastrutture, dall’Agricoltura all’Università, dall’Industria al Commercio) che quella delle Regioni.

Solo un potente Ministero del Turismo sarà in grado di consolidare i risultati raggiunti, di promuovere in maniera più efficace i 20.000 borghi storici che rappresentano lo scheletro del Made in Italy, di rendere accessibile il Meridione d’Italia, il cui potenziale turistico è decisamente sottostimato.

Non vogliamo assistere all’agonia di un Paese che si avvita sui problemi del manifatturiero, sempre più obsoleto, rinunciando a investire nel Made in Italy turistico, la cassaforte del futuro dell’Italia.

Ambiente, ecologia, qualità della vita rappresentano il migliore dei programmi per salvaguardare il presente e garantirci il futuro.

Renato Andreoletti

Turismo & Società. L’Overtourism non è una condanna

Nel 1997 solo dall’incoming incassammo 26,2 miliardi di euro, nel 2018 sono diventati 41,7 miliardi di euro, quest’anno supereranno quota 43 miliardi di euro.

I turisti internazionali a fine anni Novanta erano 600 milioni, sono diventati 1,4 miliardi lo scorso anno e sono in aumento.

Da un lato, un settore in continua crescita grazie anche al brand Made in Italy, il più importante al mondo come stile di vita che nell’enogastronomia ha la sua punta di diamante, dall’altro problemi di eccesso di turisti in alcune destinazioni come Venezia ma non solo.

L’offerta alberghiera italiana, la più cospicua in Europa (un milione di camere, due milioni di posti letto), è prima raddoppiata grazie all’extralberghiero normato (case vacanze, agriturismo, B&B, villaggi turistici) poi triplicata con l’avvento degli appartamenti a uso alberghiero affittati anche per singole notti che hanno perfino surclassato nelle destinazioni turistiche l’annoso problema delle seconde case.

Il rischio è la saturazione del territorio e delle destinazioni sottoposte a flussi turistici incontrollati (a Venezia peggiorati dall’arrivo delle immense navi da crociera che oscurano la vista della Basilica di San Marco).

È un problema ma è anche una opportunità.

Bisogna spalmare meglio i flussi turistici sul territorio italiano, spalancando finalmente le porte del Sud Italia, oggi ancora troppo strette a causa di infrastrutture assenti o precarie, e governare il fenomeno turistico premiando chi si ferma più a lungo e frequenta anche musei e siti archeologici.

Musei e siti archeologici multimediali sempre più attrattivi, parcheggi pubblici obbligatori e aree pedonali che eliminino le automobili dalla superficie, politiche di promozione che favoriscano chi acquista pacchetti comprensivi di soggiorno e cultura a scapito del mordi e fuggi in pullman piuttosto che in auto, motocicletta o in treno.

Si può e si deve fare.

Renato Andreoletti

Alberghi & Tecnologia Vivere nel futuro. Ora

L’hotel contemporaneo è un lontano parente dell’albergo anni Ottanta.

Chi acquisterebbe l’automobile che aveva 40 anni fa?

Neanche i collezionisti di auto storiche.

Le guidano durante i concorsi, non tutti i giorni. Lo stesso vale per gli alberghi.

L’albergo storico piace sempre, purché sia contemporaneo per il comfort.

Ha bisogno di aree verdi, garage e parcheggi.

Ha bisogno di spazio e di privacy per l’ospite.

È luminoso grazie alle pareti vetrate perimetrali di ultima generazione: assorbono i raggi ultravioletti l’estate, respingono il freddo l’inverno.

Ha pareti divisorie multistrato più leggere e performanti rispetto a quelle tradizionali.

Ha il cappotto termico e pareti esterne ventilate.

È caldo l’inverno e fresco l’estate grazie a caldaie più piccole ed efficienti che utilizzano anche la cogenerazione.

Alcuni utilizzano il teleriscaldamento grazie alle centrali a biomassa.

Collettori solari e pannelli fotovoltaici assimilano l’albergo a una centrale elettrica.

La domotica consente di gestirlo e controllarlo in remoto come fosse una astronave.

L’informatica e l’intelligenza artificiale dirigono gestione, comunicazione, promozione, fidelizzazione.

Fai un fischio, ti riempiono l’albergo.

La fibra ottica li connette velocemente e in tempo reale con il mondo, così anche gli ospiti.

Camere e bagni sono ipertecnologici quanto confortevoli.

SPA sempre più grandi e cinematografiche e cucine tecnologiche sempre più sofisticate lo rendono l’ideale set di un film di fantascienza.

È “Odissea 2100” sulla Terra.

L’enogastronomia è a chilometro zero ed è italiana.

Almeno la metà dei clienti soffre di intolleranze o è culturalmente intollerante a qualcosa.

Maître e Chef sono scienziati dell’alimentazione oltre che psicologi e ballerini di tango.

Del passato l’hotel contemporaneo conserva il Genius Loci del territorio, l’umanità del personale, la soddisfazione dell’ospite, la professionalità di chi lo dirige.

Del passato esalta la cultura dell’accogliere e ospitare.

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Turismo & Società Siamo tutti diversi. Per fortuna…

Sono vegetariano da 43 anni (non mangio carne e pesce).

Per decenni nei ristoranti è stato un dramma, lo è ancora quando mi offrono un menù nel quale a fatica posso scegliere un piatto.

Il peggio? Quando mi propongono omelette o verdure grigliate.

Meglio stare a casa.

Sono un diverso come un mussulmano al quale propinano speck o affettati.

Nel mio caso (sono laico) è un errore, nel suo è un dramma religioso come se a un cristiano propinassero carne umana.

Sono un diverso come un omosessuale che in certe parti degli Stati Uniti è ancora considerato un malato mentale. Da curare.

O una condanna divina per i genitori.

Sono un diverso come un disabile sulla sedia a rotelle davanti a una barriera architettonica.

Potesse, si alzerebbe per camminare. Ma non può.

Senza occhiali, sono cieco (le ho proprio tutte…). Ci vedo male anche con le lenti graduate.

I gradini mal segnalati sono un attentato. Alla mia età un capitombolo potrebbe essere esiziale.

Sono un diverso come chi soffre di allergie alimentari che potrebbero causargli lo shock anafilattico e anche la morte.

I menù creativi che non segnalano tutti i componenti utilizzati sono un crimine, non solo un errore.

Il maître distratto che non sa che cosa c’è nei piatti che propone, il cuoco ignorante che non ha voglia di studiare, l’albergatore annoiato che considera il diverso un rompiscatole, il progettista senza senso pratico.

Tutti costoro sono nemici dell’albergo oltre che dell’ospite.

È paradossale come troppi in Italia non ne siano consapevoli, in un Paese storicamente e geograficamente prodotto dalla più articolata biodiversità culturale ed enogastronomica del pianeta, con i più bizzarri riti tradizionali locali.

È il segreto del nostro fascino, non è una colpa.

L’ospite deve comportarsi in maniera civile e pagare il conto.

Chi accoglie deve saperlo ascoltare e soddisfare le sue aspettative e i suoi bisogni.

 

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