Tiramisù, Bellini e curiosità trevigiane
Sapevate che nel trevigiano sono nati il Tiramisù e il cocktail Bellini? Ma anche le frittate con erbe aromatiche, il risotto al radicchio, la sopressa e il formaggio “ubriachi”. Scopritene le curiosità!
Aneddoti bizzarri riguardano il Tiramisù e il cocktail Bellini. Ma non è tutto. Il bello della cucina trevigiana (e in particolare delle colline tra Conegliano e Valdobbiadene) è che sotto la superficie “famosa” del radicchio esiste un mondo nascosto, fatto di piatti poveri, ingredienti dimenticati e storie curiose.
LE ERBE DEI POVERI DIVENTATE GOURMET
Sapevate che il moderno termine “foraging” è solo il nome inglese di una pratica che i contadini trevigiani facevano da secoli? “s’ciopet”, “bruscandoli”, “pissacàn” sembrano termini incomprensibili ma sono semplicemente piante raccolte nei campi.
Le erbe spontanee venivano raccolte soprattutto nel dopoguerra, quando il cibo scarseggiava, poi sono state quasi dimenticate. Oggi tornano nei ristoranti come ingrediente per frittate, risotti e minestre.
Ad esempio la frittata con gli “sciopeti” è un piatto semplicissimo ma raramente raccontato fuori zona; uova ed erbe spontanee dolci raccolte lungo il Piave, sono perfette per i picnic di primavera.
LA POLENTA E I CIBI UBRIACHI
Nel trevigiano esiste una variante poco nota, fatta con mais Biancoperla (presidio Slowfood), un mais chiaro e delicato. Considerata “più fine” rispetto alla polenta gialla comune, era quasi un lusso contadino.
E in questo territorio si accompagna con cibi fatti… “ubriacare”!
La sopressa trevigiana è insaporita “al Prosecco”, tagliata rigorosamente a coltello, mai sottile, è abbinata alla polenta abbrustolita. Ogni famiglia aveva la propria ricetta segreta (spezie diverse, proporzioni diverse), una sorta di simbolo di identità domestica.
Altrettanto vale per il “formajo inbriago”, il formaggio immerso nelle vinacce del vino, ad assorbirne aromi e colore. Questa usanza particolare nacque probabilmente durante le guerre, per nascondere il formaggio coprendone l’odore con quello del vino.
RISOTTO AL RADICCHIO: NATO PER NECESSITÀ
Oggi è ovunque, ma nasce come piatto invernale povero, basato su un ortaggio abbondante e resistente al freddo.
Curiosità: il radicchio tardivo veniva “forzato” al buio per migliorarne il gusto, una tecnica agricola quasi segreta.
In effetti l’aspetto interessante, spesso ignorato, è che la cucina del trevigiano non è nata “per stupire”, ma per adattarsi. Stagionalità estrema, recupero totale degli ingredienti, una cucina di sopravvivenza trasformata in identità. E molte cose oggi considerate raffinate (erbe spontanee, fermentazioni, prodotti locali) erano semplicemente necessità contadine.
BELLINI, UNO DEI COCKTAIL PIÙ FAMOSI AL MONDO
Tradizione contadina era anche di immergere le pesche nel vino. Forse questa usanza ha ispirato Giuseppe Cipriani, capo barman all’Harry’s Bar di Venezia, a creare un cocktail a base di succo di pesche e di prosecco di Valdobbiadene.
Era il secondo dopoguerra e Harry’s Bar aveva riaperto, frequentato da Hemingway e Orson Welles. L’esperimento di mixology conquistò tutti; ancora oggi è servito ma solo da maggio a settembre, quando sono disponibili le pesche fresche (che vengono schiacciate, non frullate). Perlomeno a Venezia, nel resto del mondo probabilmente non sono così rigorosi.
All’inizio il cocktail non aveva un nome: fu solo nel 1949 che Cipriani decise di battezzarlo ispirandosi al pittore rinascimentale veneziano Giovanni Battista Bellini, di cui proprio in quel periodo era in corso una mostra al Palazzo Ducale. La leggenda racconta che Giuseppe Cipriani, appassionato di arte, visitando la rassegna rimase colpito da un dipinto che raffigurava una toga dello stesso colore rosa tenue del suo cocktail.
Il Bellini viene servito in flûte e il suo successo mondiale ha ispirato varianti: Mimosa con arancia, Tintoretto con melograno, Rossini con fragola e Verdi con kiwi.
TIRAMISU, L’IDEA DI UNA MAITRESSE DI TREVISO
Una tradizione locale ha tramandato che il dolce al cucchiaio sarebbe stato ideato da una geniale “maitresse” di una casa di piacere ubicata in centro storico a Treviso.
Si narra che nell’Ottocento, in una locanda nella piazzetta Ancilotto, un’avvenente maitresse preparasse questo dolce corroborante ammonendo con “desso ve tiro su mi”. Un gustoso viagra naturale, offerto ai clienti della maison del diletto.
A supporto di questa storia leggendaria è la composizione degli ingredienti del Tiramisù, tutti nutrienti e ipercalorici: uova, zucchero, savoiardi, mascarpone, caffè e cacao. La preparazione è molto semplice, non richiede particolarità abilità né strumenti, tanto che nel Novecento, con un certo calo del conformismo, è diventata una ricetta casalinga.
Prima della diffusione dell’elettricità e dei primi frigoriferi, questo morbido dessert era consumato e conosciuto solo nella provincia di Treviso e zone limitrofe.
La ricetta deriverebbe dallo “sbatudin” un composto di tuorlo d’uovo sbattuto con lo zucchero, utilizzato comunemente dalle famiglie contadine trevigiane come ricostituente o per i novelli sposi. A questo sono stati poi aggiunti mascarpone, caffè e cacao.
Ancor oggi, secondo usi e costumi trevigiani, si porta in dono alle donne puerpere, ai bambini e alle persone in stato di debolezza, insieme ai biscotti savoiardi.
VITE IN ROSA ha un abbinamento ottimale con il Tiramisù, l’Extra Dry LAU.
LAU si sposa benissimo anche con pesche o fragole tagliate a tocchetti, senza aggiunta di zuccheri; il suo aroma è in perfetta sintonia sia con sapori delicati dell’aperitivo sia con dessert di fine pasto.
22 Aprile 2026
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