Sviluppo e rispetto.
“Sono sicura che la montagna sia più viva se presidiata da un’azienda agricola che ne cura una parte, o gestita da persone che amano la terra ed il loro paese e che malgrado tutto scelgono di restare, piuttosto che una montagna ferita dagli sgorbi edilizi, o massacrata per pochi mesi all’anno da un turismo ipertrofico. Ma ormai, i veri abitanti della montagna contano poco, sul piano politico e su quello economico” (Anna Arneodo)
Queste accorate parole, indirizzate all’assessore alla Montagna della Regione Piemonte da una valligiana di Sancto Lucìo, minuscolo borgo nel cuneese ove è di casa la minoranza alpino provenzale della Coumboscuro, fanno luce su una triste realtà: il progressivo spopolamento di molte zone montane, o dell’entroterra italiano. Va comunque segnalato che (lodevole nelle intenzioni, ma di difficile applicazione a causa delle modeste somme stanziate e dei consueti incagli burocratici) la recente legge 131 del 12/9/2025 “dispone provvedimenti in favore delle zone montane”, definendo le priorità e le direttive di una strategia mirata a promuovere la crescita autonoma e lo sviluppo socio economico dei territori interessati. In particolare, il miglioramento dei servizi essenziali e degli insediamenti produttivi che favoriscano residenzialità e ripopolamento del territorio, incluse le attività commerciali e turistiche. Tutto ciò offre il destro a chi scrive per riallacciarsi al discorso introdotto da un precedente articolo di Mino Reganato sulla sua personale esperienza in Molise, regione da lui indicata come esempio di autenticità e grandi potenzialità di sviluppo. Un ottimo servizio che sottende l’invito al mondo dell’ospitalità alberghiera ad impegnarsi per rivitalizzare le piccole realtà dell’entroterra nazionale; per creare sinergie fra le crescenti esigenze della propria clientela ed il bisogno di accrescere l’attrattiva di zone da sempre marginali in ambito turistico. Luoghi che, al contrario, possiedono – oltre al forte legame affettivo di chi in essi vive e lavora – risorse nascoste da destinare alla crescita dei borghi stessi, dell’intera nazione e, nello specifico, del comparto ricettività ed accoglienza.
Nell’eventualità che fra i lettori del blog di A.I.R.A. qualcuno volesse approfondire l’argomento parlando direttamente a persone che vivono in simbiosi col territorio, potrei fornire i recapiti del Coumboscuro Centre Prouvencal, centro culturale della Provenza cisalpina. Un umile invito a dare inizio, come proposto da Mino Reganato, ad un percorso comune – da estendere eventualmente alle altre regioni italiane – che promuova la ricerca di progetti innovativi, nell’ottica di uno sviluppo intelligente e sostenibile per gli abitanti – ricordo le parole della signora Arneodo, in apertura del post – per i piccoli centri e per le borgate come la sua, che sono un vero patrimonio nazionale e per ciascuna delle categorie coinvolte, come il comparto alberghiero.
L’AGRONAUTA
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