Il lato oscuro delle recensioni

Il lato oscuro delle recensioni

Nel turismo moderno la reputazione vale denaro, non in senso metaforico ma in modo diretto, misurabile, quotidiano. Una recensione negativa può influenzare il tasso di conversione di un hotel, abbassare la percezione del valore, incidere sulle prenotazioni future e perfino compromettere il lavoro di anni ed è proprio per questo motivo che da qualche tempo si sta diffondendo un fenomeno sempre più delicato e pericoloso per il settore dell’ospitalità quale l’utilizzo della recensione negativa come strumento di pressione per ottenere vantaggi economici, rimborsi impropri, upgrade gratuiti o trattamenti privilegiati. Chi lavora in hotel conosce bene certe frasi, alcune arrivano sussurrate con apparente calma, altre vengono pronunciate in modo aggressivo davanti alla reception affollata: “Lei non sa chi sono io”, “Ho migliaia di follower”, “Domani vi distruggo online”, “Conosco giornalisti”, “Farò una recensione che vi farà chiudere”, “O mi rimborsate oppure denuncio tutto”. Dietro queste espressioni non sempre si nasconde un Cliente realmente insoddisfatto. In molti casi si tratta di persone che hanno compreso perfettamente quanto il sistema reputazionale online sia diventato vulnerabile e quanto gli alberghi, spesso terrorizzati dal danno d’immagine, siano disposti a cedere pur di evitare un conflitto pubblico. È un tema scomodo, perché il settore turistico ha costruito negli anni una cultura quasi assoluta dell’accondiscendenza verso il Cliente. Il principio del “Cliente sempre al centro” è corretto e resta fondamentale ma quando si trasforma in paura sistematica di reagire, il rischio è che alcune strutture diventino ostaggio di comportamenti opportunistici. Personalmente reputo che il Cliente ha il pieno diritto di lamentarsi quando il servizio non è conforme, quando ci sono disservizi reali, problemi igienici, carenze evidenti o promesse non mantenute e le recensioni autentiche rappresentano uno strumento prezioso di miglioramento e trasparenza, il problema nasce però, quando il reclamo smette di essere una segnalazione e diventa una leva di pressione. Negli ultimi anni molti operatori del settore hanno iniziato a raccontare episodi sempre più frequenti relativi a Clienti che consumano l’intero soggiorno e, solo al momento del pagamento, dichiarano improvvisamente che “era tutto terribile”. Ospiti che minacciano recensioni devastanti per ottenere l’annullamento delle penali di cancellazione oppure che cercano volutamente piccoli dettagli marginali per costruire una contestazione sproporzionata. ll meccanismo psicologico è semplice: l’hotel teme il danno reputazionale molto più del piccolo costo immediato di un rimborso o di un omaggio ed è proprio qui nasce il cortocircuito.

Molte strutture, soprattutto indipendenti, vivono ormai in una condizione di tensione costante verso le piattaforme di recensioni, un singolo commento particolarmente aggressivo può compromettere settimane di lavoro commerciale e chi conosce il settore sa bene che oggi la reputazione digitale non è più solo comunicazione: è posizionamento commerciale.

Ed è qui che alcuni Clienti opportunisti trovano spazio!

La questione non riguarda soltanto il danno economico immediato ma anche il clima interno che si crea nelle strutture dove receptionist intimiditi, direttori costretti a trattative umilianti, personale sotto pressione psicologica, collaboratori, lavorano con la paura continua dell’errore trasformato in minaccia pubblica che porta a una deriva pericolosa.

La prima forma di difesa non è giuridica ma deve essere organizzativa, difatti gli alberghi che gestiscono meglio queste situazioni sono quasi sempre quelli che hanno procedure chiare, personale formato e tracciabilità delle comunicazioni. Quando un Cliente segnala un problema reale, la struttura deve intervenire rapidamente, con cortesia e spirito risolutivo e nel momento in cui emerge un comportamento ricattatorio, il personale deve sapere come mantenere lucidità e controllo perché la peggior scelta possibile è reagire emotivamente. Entrare in conflitto diretto, alzare i toni o sfidare il Cliente davanti ad altri Ospiti è quasi sempre controproducente perché chi utilizza la minaccia reputazionale cerca spesso proprio una reazione impulsiva da trasformare poi in ulteriore materiale accusatorio, occorre invece mantenere una postura professionale, calma e documentata e ogni segnalazione importante dovrebbe essere verbalizzata internamente. Se un Cliente lamenta un problema, la struttura deve annotare orario, richiesta, intervento effettuato e risposta fornita perché in questi casi, la documentazione è fondamentale non per alimentare uno scontro, ma per proteggersi nel caso in cui la situazione degeneri.

Un altro errore molto diffuso è concedere benefici economici immediati senza alcuna valutazione oggettiva. Quando l’hotel cede automaticamente a ogni pressione, il messaggio implicito diventa devastante: basta minacciare per ottenere qualcosa. Procedere con un adeguato e corretto accertamento dell’accaduto non significa irrigidirsi o negare ogni forma di compensazione ma creare una linea di demarcazione ben evidente tra l’azione di customer care e il ricatto morale e se il disservizio esiste davvero, bisogna allora intervenire con professionalità, magari con un upgrade, uno sconto, una cena offerta o un gesto commerciale quali azioni  chiave volte a mantenere una fidelizzazione con il Cliente ma queste, devono nascere da una valutazione autonoma della struttura e non dalla paura. Esiste poi un altro tema spesso sottovalutato: la comunicazione preventiva. Molti conflitti nascono da aspettative sbagliate come foto eccessivamente ritoccate, descrizioni ambigue, promesse commerciali troppo aggressive o informazioni incomplete generano terreno fertile per contestazioni successive. Un Cliente correttamente informato è molto meno incline a contestare aspetti prevedibili del soggiorno.

Anche il linguaggio del personale gioca un ruolo decisivo e qui vorrei rimarcare un aspetto che personalmente reputo fondamentale ai fini della “buona gestione” di una struttura ricettiva: la comunicazione. In presenza di Clienti aggressivi o manipolatori, alcune espressioni possono aggravare la situazione, frasi come “Non possiamo farci nulla”, “È il regolamento”, “Se non le sta bene…” rischiano di trasformare un malcontento in un’escalation, occorre invece utilizzare formule professionali che mantengano il controllo del dialogo senza mostrare debolezza come ad esempio: “Comprendiamo la sua osservazione e verifichiamo immediatamente la situazione”, oppure “Prendiamo seriamente quanto ci sta segnalando e valuteremo la soluzione più corretta” sono sfumature comunicative, ma nel turismo le sfumature cambiano spesso l’esito di un conflitto.

Un capitolo a parte riguarda le recensioni online. Molti albergatori vivono le recensioni negative come una condanna irreversibile, in realtà il problema non è quasi mai la singola recensione negativa ma il modo in cui viene gestita. Un hotel che risponde con educazione, lucidità e dati concreti trasmette affidabilità anche quando riceve critiche al contrario, risposte isteriche, polemiche o vittimistiche peggiorano il danno reputazionale. Esiste inoltre una convinzione errata, quella secondo cui il Cliente avrebbe sempre ragione perché “internet funziona così” ma questo non è esattamente vero. Le piattaforme consentono in molti casi di segnalare recensioni diffamatorie, false o apertamente estorsive ed è importante però avere prove, cronologia delle comunicazioni e documentazione degli eventi, anche per questo motivo la tracciabilità operativa diventa centrale. In situazioni particolarmente gravi è opportuno coinvolgere consulenti legali esperti in reputazione digitale e diritto del turismo perché non tutte le recensioni offensive rientrano automaticamente nella libertà di opinione. Quando si entra nella diffamazione, nella falsità deliberata o nella pressione economica, il quadro cambia. Vorrei precisare però che la via legale dovrebbe rappresentare l’ultima opzione, non la prima in quanto gi scontri pubblici tra hotel e Clienti raramente generano vantaggi reputazionali immediati e la strategia migliore resta quasi sempre quella di dimostrare professionalità, equilibrio e solidità organizzativa.

Un altro aspetto delicato riguarda il personale di front office dove i reparti di Reception e direzione sono ormai diventati reparti ad altissima esposizione psicologica a causa di un pericoloso abbandono perpetrato da molte strutture dove spesso i collaboratori vengono lasciati soli nella gestione di Clienti aggressivi, influencer improvvisati o soggetti particolarmente manipolatori.  La formazione del personale oggi non può limitarsi al check-in o alle procedure operative, deve includere tecniche di comunicazione conflittuale, gestione dello stress, riconoscimento dei comportamenti manipolatori e protocolli escalation. Un receptionist preparato non evita soltanto problemi reputazionali ma protegge il valore economico della struttura. Eppoi, vorrei sfatare un mito ricorrente nella cultura gestionale dove l’ospitalità non può trasformarsi in sudditanza psicologica. Accogliere significa creare esperienza, attenzione, empatia, disponibilità e non significa rinunciare alla dignità professionale o accettare qualunque forma di intimidazione, per troppo tempo alcune strutture hanno subito in silenzio pur di evitare esposizioni online negative ma un sistema che premia il ricatto reputazionale finisce inevitabilmente per deteriorare il rapporto tra Cliente e impresa.

Il turismo vive di relazioni umane e le relazioni sane si basano sul rispetto reciproco. Forse è arrivato il momento che il settore alberghiero inizi a sviluppare una nuova maturità nella gestione dei conflitti reputazionali gestiti con meno paura, più organizzazione e soprattutto con meno improvvisazione e più cultura manageriale.

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Mino Reganato

Mino Reganato

Mino Reganato è un professionista nella gestione alberghiera e turistica. Con una lunga esperienza nel mondo dell’ospitalità, opera nella gestione, nello sviluppo e nel rilancio di strutture ricettive, collaborando con proprietà, investitori e realtà imprenditoriali in diverse aree del territorio italiano. La sua attività si concentra su interventi operativi mirati al recupero della marginalità, all’ottimizzazione dei costi e al riposizionamento strategico delle strutture alberghiere. Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli direzionali, sviluppato progetti di destination management e affiancato imprese turistiche in fasi di crescita e riorganizzazione. Autore e formatore, è attivamente impegnato nella diffusione di una cultura dell’ospitalità più consapevole, moderna e orientata ai risultati. Oggi affianca hotel e strutture ricettive nei momenti più delicati del loro ciclo di vita, con un approccio diretto, concreto e orientato all’azione. È Vice Presidente Nazionale di AIRA – Associazione Italiana Ricettività e Accoglienza – e ha ricevuto diversi riconoscimenti nazionali nel settore turistico e alberghiero, quali: • Premio Solidus Italia come "Hotel Professional of the Year" (2017) • Premio Turismo Responsabile Italiano (2013) • Premio Turismo Responsabile Italiano (2010) • Premio Web Tourism Italiano (2009) • Premio Web Tourism Italiano (2006)

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