Albergare la complessità: il ritorno del Grand Tour per educare al futuro

Albergare la complessità: il ritorno del Grand Tour per educare al futuro

Albergare

feb 20, 2026

Nulla avviene per caso. Tutto accade esattamente quando deve accadere. Anche se, spesso, crediamo avvenga troppo presto o troppo tardi. Ma è un’illusione.

La vita è una ricerca continua di se stessi. Attraverso i propri pensieri, il proprio operato, l’altro e gli altri.

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Non è una premessa di frasi fatte a mero scopo letterario. Si tratta di una semplice constatazione che, probabilmente, dovremmo considerare con maggiore frequenza.

La bellezza di città come Roma, Parigi, Istanbul deriva da secoli di stratificazioni edilizie, culturali, sociali. Capolavori di Raffaello, Michelangelo, Van Gogh, emergono da anni di lavoro, strati di linee e infinite sfumature di colori. Partiture di Mozart, Verdi, Beethoven, si fondano sulla perfetta armonia delle diverse note che intrecciano strumenti, suoni e voci.

Potremmo continuare…

Non si può essere visionari se non si è un po’ romantici. E non si può essere romantici se non si è disposti a restare fedeli a un’idea anche quando sembra fragile, fuori moda, persino inattuale.

Oltre quindici anni di docenza in istituto alberghiero mi hanno insegnato che la scuola è il luogo dove si decide, spesso senza accorgersene, la postura interiore con cui una persona starà nel mondo. Ciò rende quello spazio enormemente vitale, necessario, prezioso.

In questi anni ho incontrato studenti straordinari. Alcuni fragili, altri irruenti, altri ancora silenziosi e profondissimi. Ho lavorato con colleghi competenti, generosi, appassionati. Ho dialogato con professionisti dell’hôtellerie, direttori, maître, chef, imprenditori, formatori. Ho riflettuto incessantemente sul significato dell’educazione: che cosa stiamo davvero facendo quando “formiamo” qualcuno? Stiamo preparando esecutori o stiamo educando coscienze? Come possiamo “arrivare” a tutti? Possiamo davvero arrivare a tutti? Quale società stiamo preparando alla prova del futuro?

Da queste domande, sedimentate nel tempo, è nato Albergare (albergareproject.it).

Albergare non è soltanto un progetto culturale. È una visione. È l’idea che l’ospitalità sia una lente attraverso cui leggere il mondo. Una chiave interdisciplinare capace di connettere storia, arte, filosofia, economia, sociologia, letteratura, comunicazione… È l’umile tentativo di restituire all’ospitalità la sua dimensione alta, umanistica, civile.

La mia saga delle Lezioni – da Lezioni in albergo in avanti – è stata il primo racconto narrativo di questa intuizione. La scrittura mi ha aiutato a mettere ordine. A trasformare l’esperienza quotidiana in pensiero. Parallelamente, la passione per la divulgazione e per la comunicazione mi ha portato a studiare il linguaggio contemporaneo, anche digitale: ho voluto comprenderlo, formarmi, persino professionalizzarmi (fino a seguire percorsi di social media management con realtà come KirAcademy), per non subirlo ma usarlo consapevolmente.

Perché oggi educare significa anche saper abitare il web senza esserne travolti. Significa trasformare i social in spazi di senso, non in arene di rumore.

Albergare è diventato così il terreno fertile in cui incanalare tutto questo: insegnamento, ricerca, narrazione, formazione, comunicazione. Il punto di sintesi di un’idea di educazione professionale che non separa mai il mestiere dalla persona. Che non accetta la dicotomia tra competenza tecnica e profondità umana.

Da questo terreno sta germogliando un altro progetto: Hospitality Grand Tour.

Un’idea nata, in verità, da un’intuizione prima della pandemia (un’era fa!). Ripensata a fondo durante il lockdown. Raccontata, in parte, tra le pagine delle Lezioni. Poi nuovamente rielaborata, lasciata sedimentare, ripresa ancora… (Come succede per tutte quelle cose che si percepiscono come davvero importanti). Oggi quell’idea è pronta a rinascere – forse è il termine più corretto – nello spirito del Grand Tour seicentesco dei giovani aristocratici europei, ma reso contemporaneo, più accessibile, democratico.

Una libera università itinerante dell’ospitalità e della cultura. Un laboratorio di complessità. Un altro livello di fare educazione: fuori dagli schemi, oltre la mediocrità.

Non svelo altro.

Credo fortemente che la scuola debba concorrere alla costruzione di un futuro di persone alte. Alte nello sguardo, nella preparazione, nell’umanità. Persone capaci non solo di lavorare, ma di interpretare e governare la complessità del nostro tempo. Di non subirla. Di darle forma.

Il sistema attuale dell’istruzione italiana – con tutte le sue contraddizioni, pesantezze, inerzie, burocrazie inutili – può ancora garantirlo?

Hospitality Grand Tour vuole essere un progetto in controtendenza.

  • In un mondo che accelera, propone profondità e lentezza.
  • In un sistema che standardizza, propone personalizzazione vera.
  • In una società tecnologica, stimola alla natura.
  • In una cultura che frammenta, propone sintesi nella complessità.

Sta nascendo senza clamore. A piccoli passi, come in un cammino che deve compiersi consapevolmente e a ritmo umano. Pian piano verrà svelato. Come tessere di un mosaico che, se avrà la forza di comporsi, potrà restituire valore educativo e ospitale attraverso il linguaggio universale dell’ospitalità.

Ciò che facciamo oggi è il risultato di ciò che abbiamo fatto ieri.
O forse, più radicalmente, è l’anticipazione di ciò che faremo domani.

Un domani che non si costruisce con l’improvvisazione, ma con stratificazioni pazienti. Come Roma. Come Parigi. Come Istanbul. Come uno stupendo affresco rinascimentale o una meravigliosa sinfonia classica.

Un domani che meritiamo interamente. Il più luminoso, istruito ed elevato possibile.

Buon viaggio a tutti.

Damiano Oberoffer

Hospitality Grand Tour è su InstagramFacebook e web.


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Damiano Oberoffer

Damiano Oberoffer

Docente di Sala, Vendita e Accoglienza | Ricercatore di Ospitalità | TEDx Organizer | Autore | Membro Institute of Hospitality

Un pensiero su “Albergare la complessità: il ritorno del Grand Tour per educare al futuro

  1. L’impostazione idealistica di questo servizio, densa peraltro di suggerimenti pratici, mi esorta a ringraziare il suo stimabile estensore ed a rispondere al suo fiducioso slancio con un’espressione poetica che ne incoraggi i brillanti propositi.

    “Prendere terra ove i lupi colorano ad acquerello le loro notti di melograno e fingere che lì sia la fine del viaggio”.

    Con ciò intendo affermare che aldilà degli aspetti peggiori, ma anche auspicabilmente passibili di redenzione, che caratterizzano la natura umana si può ancora credere che alla fine del nostro peregrinare alla ricerca di un progetto di vita, o di un afflato interiore più alto che nobiliti l’esistenza di ogni persona, il sogno divenga realtà.

    C. B.

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