SLOW WINE, INCONTRO CON L’ESPERTO.

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“La potatura invernale della vite”

di Maurizio Paolillo

Abbiamo approfondito la questione posta nel titolo con Mario Terzo, curatore di un progetto centrato su vigne di ‘Falanghina’ a piede franco poste alle falde del Vesuvio, in cui la potatura svolge un ruolo imprescindibile.

Com’è successo che un ingegnere meccanico come Mario Terzo si sia appassionato alla potatura della vite fino a decidere di effettuare l’operazione in prima persona, pianta per pianta?

La viticoltura ed il vino mi hanno sempre affascinato, nonostante le mie origini siano lontane da questo mondo. Ho sempre ritenuto che la potatura crei un’efficace interazione tra l’uomo e la vite, a condizione che si assecondi l’habitus della pianta. Dopo diverse esperienze come potatore presso aziende italiane e francesi, quindici anni fa ho dato avvio al progetto con cui mi dedico esclusivamente alla potatura delle mie viti.

Quali sono gli aspetti chiave nella potatura?

La vite è una liana e, in quanto tale, necessita che il suo sviluppo sia tenuto sotto controllo, onde evitare che tutto si risolva in un groviglio di rami. Il controllo viene esercitato con la potatura, che consiste essenzialmente nell’operare tagli, con il rischio di generare ferite che possono compromettere il benessere della pianta. Pertanto, bisogna porre la massima attenzione ai tagli da eseguire ed alle modalità con cui farlo.

Quali sono gli errori più comuni che si commettono?

Praticare tagli su legni con più di 2-3 anni di vita: infatti, mentre il legno giovane ha una notevole capacità di cicatrizzazione, il legno vecchio è più vulnerabile. La perdita di controllo dello sviluppo della pianta impone, prima o poi, di effettuare recisioni dannose sul legno meno giovane, con inevitabili ripercussioni sul benessere della pianta e sulla qualità dell’uva. Occorre quindi gestire lo sviluppo delle piante in modo da evitare questo tipo di tagli.

Se la sua attenzione è rivolta ad assecondare l’habitus vegetativo delle viti, come riesce il potatore ad individuare le specifiche esigenze di ogni singola pianta?

Le esigenze sono dettate dalla genetica della vite e dal contesto in cui essa si sviluppa. Ogni vitigno ha specifiche necessità; è però indispensabile definire un chiaro obiettivo vegeto-produttivo per capire come impostare gli interventi. La potatura invernale, integrata da quella verde, sposta l’ago della bilancia in direzione della qualità oppure della quantità. Con essa si stabilisce a priori il carico d’uva per ogni pianta attraverso il numero di gemme fruttifere lasciate sul capo a frutto. L’esperienza ci consente di riconoscere la pianta in condizioni di maggiore stress e di accompagnarla, prevedendo una sorta di stagione sabbatica basata su tagli poco invasivi, orientati esclusivamente a ridurre il carico di gemme. 

Un aspetto importante è il corretto rapporto tra la quantità di uva che la singola pianta potrà produrre e la superficie fogliare esposta alla luce: un eccesso di superficie verde può limitare lo sviluppo dei grappoli mentre, al contrario, una carenza di superficie verde può compromettere i processi di fotosintesi, con scarsi risultati in termini di qualità del frutto. Il segreto del potatore sta nell’essere in grado di riconoscere ed interpretare al meglio il portamento naturale, le attitudini di ogni singola pianta.


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Claudio Buttura

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