UNO SPECCHIO IDENTITARIO.

UNO SPECCHIO IDENTITARIO.

(9a parte, conclusione)

Questi manifesti non sono soltanto la testimonianza artistica dei tempi andati, ma un patrimonio vitale in grado di parlare anche al mondo di oggi: sono, o si vorrebbe che fossero fonte d’ispirazione per il viaggiatore di domani.

Dalla fine dell’Ottocento agli anni Sessanta il manifesto turistico contribuì all’idea di fare del ‘Bel Paese’ la meta per eccellenza.

Una sorta di aura leggendaria, oggi a rischio di eradicazione dal sentire collettivo a causa di banalità, luoghi comuni e volgarizzazione diffusa dell’etica del viaggiare. Fattori negativi che, fatalmente, escludono la complessità e la morale riducendo il valore del viaggio a speculazione, a routine fatta di scelte ripetitive improntate al piacere o allo snobismo fini a sé stessi.

Non si può accettare, però, che da quei manifesti traspaia solo il rimpianto per il passato; dovrebbe emergerne, invece, lo spirito vivo di una Nazione, la sua vera essenza. 

Il fascino senza tempo del manifesto turistico suggerisce di non limitarsi alla mera e passiva sopravvivenza, ma di tornare alla vita vissuta con l’intelligenza e la dignità, la vitalità ed il genio di un popolo che possa chiamarsi tale. 

L’AGRONAUTA

La suddivisione ed il contenuto di questo testo sono il frutto del libero riadattamento, da parte dell’estensore, dell’articolo “Breve storia dei manifesti turistici in Italia” a cura della redazione della rivista “Finestre sull’Arte”, editrice ‘Danae Project’ s.r.l.


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Claudio Buttura

Claudio Buttura

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