Il prossimo calice

Il prossimo calice

Alla luce di ciò che avviene da qualche tempo sull’Altopiano del Tibet, dove la Cina ha avviato la produzione di vini di alta montagna nelle condizioni più estreme, al limite dell’impossibile, si fa urgente la necessità – non disgiunta dal dovere morale e dall’impegno di ordine etico – che la giustizia sociale torni ad essere una componente visibile del lavoro umano, vitivinicoltura inclusa, con il corollario di attività ad essa strettamente correlate.

Il rispetto per la dignità delle persone e per le diverse etnie di lavoratori impegnati in vigna e nella vendemmia deve diventare parte integrante e riconosciuta, meglio se certificata in etichetta, dell’identità di un vino tanto quanto il territorio di provenienza, gli uvaggi dai quali nasce e le tecniche di vinificazione.

In tempi di accresciute esigenze e di maggiore consapevolezza da parte del consumatore finale, la qualità non può più essere definita soltanto dal vigneto e dal prestigio della cantina, ma deve giustamente riflettere il rispetto per chi fatica tutto l’anno tra i filari, o per chi dà il suo contributo di lavoro stagionale nei giorni di raccolta dei grappoli.

Investire in salari dignitosi, condizioni di sicurezza, equità di genere, trasparenza ed inclusione, pertanto, è una scelta non solo obbligata bensì strategica, come sostenuto dal ‘modus operandi’ della  ‘Slow Wine Coalition’. Una sorta di elegante “storytelling” proletaria che può senz’altro avvicinare il consumatore non tanto al produttore, quanto al suo entourage ed alle ‘piccole’ storie di quotidiana umanità che ne costituiscono la linfa vitale.

È capzioso ed inutile, infatti, che si discuta dell’attuale crisi del settore; che si cerchi di individuare soluzioni pratiche più o meno ‘creative’ se non si capisce, o peggio, se non si vuole capire che quelle sopra descritte sono condizioni essenziali per assicurare la salvaguardia del ricchissimo patrimonio varietale, storico ed umano, come pure dell’immagine complessiva e delle prospettive future del settore vitivinicolo in ogni angolo del pianeta.

Sarà dunque la rude, tenace, vigorosa mano del vignaiolo e dei suoi collaboratori ad alzare idealmente con noi il prossimo calice?

L’Agronauta


Scopri di più da AIRA - Associazione Italiana Ricettività e Accoglienza

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Claudio Buttura

Claudio Buttura

Rispondi