Uno specchio identitario.
Passata agli archivi storici l’efferata esperienza del secondo conflitto mondiale, nel ventennio del cosiddetto ‘boom economico’ il turismo in Italia conobbe una sorta di metamorfosi, che vide coinvolte milioni di persone.
Pur mantenendo una funzione centrale, negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso il manifesto turistico cambiò pelle, privilegiando temi e soggetti leggeri, più popolari.
Artisti come i liguri Mario Puppo (Levanto, 1905-1977) e Filippo Romoli (Savona, 1901 – Genova, 1969) scelsero d’illustrare il sorriso di un’Italia rinnovata ed accogliente, dove il viaggio era essenzialmente sinonimo di riscatto e benessere.
I loro lavori privilegiavano spiagge assolate, ragazze felici in costume, paesaggi incantevoli. Del resto, è noto come sia stato proprio il turismo uno dei motori trainanti del “miracolo economico” italiano.
Nuove autostrade, automobili e veicoli a costi accessibili divenuti poi simboli di quell’epoca, oltre al diffondersi del tempo libero retribuito consentirono a milioni di cittadini italiani di conoscere la propria terra e di riconoscersi in essa. Anche frotte di turisti stranieri giunsero a popolare le città d’arte, i laghi, l’arco alpino e le migliaia di chilometri di coste che l’Italia possiede.
Il retaggio iconografico del manifesto turistico si conservò – basti pensare al Colosseo, alla cupola fiorentina di Santa Maria del Fiore, al Vesuvio – ma aggiornato nel gusto e nelle immagini, più vicine alla quotidianità. Era lo specchio delle nuove esigenze del turismo vacanziero, spensierato ed egalitario ma, tuttavia, ancora evocativo: capace di conservare intatti la magia, le atmosfere, i desideri ed i sogni dei viaggiatori.
L’AGRONAUTA
8. continua
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