Nel 1300 il fiorino d’oro era la moneta di riferimento dell’economia internazionale dal Mar Baltico al Mar Nero, dall’Inghilterra al mondo islamico.

Firenze in quegli anni divenne il punto di riferimento dell’intera economia mondiale che da Cina e India arrivava al Mare Mediterraneo per spingersi verso l’emisfero boreale.

I banchieri fiorentini, braccio finanziario del papato, inventarono il sistema bancario e finanziario che aiutò l’Occidente a uscire dalle tenebre del Medioevo per lanciarsi verso l’egemonia planetaria dei secoli successivi.

La posizione geografica dell’Italia, il suo retaggio culturale classico, la presenza del papa, all’epoca unico rappresentante di dio nelle terre cristiane, fecero della nostra penisola il centro motore di un cambiamento che avrebbe finito con il riguardare tutto il pianeta.
Quel retaggio non è solo memoria libresca. Facebook, Google, Instagram, Twitter sono figli di quell’autentica rivoluzione che fu l’umanesimo e il Rinascimento italiani.
È un dovere oltre che un’incredibile opportunità per noi italiani raccontare ciò che siamo stati perché è il segreto di ciò che siamo e che diventeremo.
Con tutti i nostri difetti, abbiamo un ruolo, come singoli, come gruppi di cittadini, come categorie professionali, che è ineguagliabile.
Altrove hanno bisogno dello Stato, della nazione, della tribù, della religione per affermare un’identità.
Noi, no. La nostra identità non si basa sull’omologazione, sull’essere tutti uguali, sul vestire tutti nello stesso modo, sul pronunciare tutti le stesse parole, ma sulla diversità che a tavola trova la sua epifania, la sua celebrazione.
Sei italiano perché la tua opinione di che cos’è un risotto è diversa da quella degli altri 60 milioni di italiani, però solo noi sappiamo che cos’è un risotto, idem per un piatto di spaghetti alla chitarra cacio e pepe o un piatto di spaghetti al pomodoro.
Meglio racconteremo la nostra storia, le infinite nostre storie, più il mondo ci amerà e verrà in Italia per ascoltarle.
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Renato Andreoletti

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