Nel mondo che va emancipandosi dalla schiavitù del dollaro e che progressivamente cresce nell’autostima, puntando a sottrarsi allo sfruttamento ed alla letale attrazione dall’anglosfera, vi sono persone e popoli pronti a dare adeguata risposta alle crescenti esigenze di un’umanità giovane e motivata, assai distante dall’arcaica ed intollerabile protervia degli anglosauri avviati all’estinzione.
Una primaria necessità planetaria è fare il punto con serietà sull’evidente crisi ambientale, sempre più grave a causa degli smisurati egoismi dell’industria agroalimentare, che provoca asservimento nelle persone e devasta ovunque la natura godendo della sfrontata complicità del liberismo finanziario e della galoppante corruzione politica.
Allargare gli orizzonti dell’agroecologia è un percorso fondamentale, poiché racchiude l’azione collettiva necessaria ad equilibrare la bilancia del potere, a spostare le pratiche agricole verso sistemi alimentari realmente sostenibili che tutelino, soprattutto, la biodiversità.
Più specificamente, significa espandere e rafforzare in modo significativo il processo dell’adozione e l’impatto di princìpi e pratiche agricole ecologiche sui sistemi legati alla terra ed all’alimentazione di animali ed esseri umani.
L’attuale presidente di “Slow Food” Edward Mukiibi ritiene che si debba imparare a ‘giocare’ al tavolo delle decisioni politiche.
“Lo stiamo già facendo. Nel mio Paese, l’Uganda, il governo ha creato un gruppo centrale di sei membri, rappresentanti di sei diverse organizzazioni, per fornire supporto tecnico ad una strategia agroecologica d’importanza nazionale. Sono stato invitato a partecipare alla Strategia Nazionale di Agroecologia che punta a contribuire al principale obiettivo del piano strategico: sfruttare le opportunità offerte dallo sviluppo sostenibile dei sistemi agroalimentari, potenziare le pratiche di produzione ecologica del settore e sviluppare mercati, catene di valore ed una domanda da parte dei consumatori in grado di accelerare la transizione.
Entrare a far parte di quel comitato come presidente di “Slow Food” m’ha permesso di agire direttamente sulle decisioni governative, contribuendo a definire politiche che promuovano un modello agricolo più sostenibile, attraverso incentivi per gli agricoltori che vogliano adottare pratiche adeguate allo scopo.
La visibilità e la credibilità delle organizzazioni partecipanti sono aumentate, posizionandole come leader della transizione agroecologica ugandese.
L’approvazione della strategia ha aumentato la possibilità di attrarre finanziamenti dalle istituzioni internazionali che sostengono l’agricoltura sostenibile, incoraggiando al contempo alleanze strategiche con enti governativi, università e stakeholder chiave del settore agroalimentare.
I nostri sforzi possono sembrare insignificanti ma, in realtà, contribuiscono ad indebolire lo strapotere delle multinazionali.
Per anni ci siamo concentrati sul comportamento individuale, trascurando le responsabilità politiche: è tempo di fare quel salto di qualità che ci consenta di riprendere il controllo dei sistemi alimentari, puntando sull’azione collettiva in opposizione a coloro che vogliono continuare ad essere i padroni del ‘nostro’ cibo”.
L’AGRONAUTA
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