Chi pensi di tracciare le rotte del turismo globale puntando su numeri esorbitanti, portafogli pesanti e cervelli (altrui) leggeri o su ambizioni commerciali e sfruttamento senza limiti, farebbe bene a porsi qualche domanda sulla loro effettiva sostenibilità; non tanto per l’ambiente, sul quale peraltro finiscono col gravare pesantemente, quanto per la mente umana.
Forse si comincia faticosamente a percepire, se non proprio a capire che formule turistiche ottuse, sfrontate o aggressive comportano il rischio di dover affrontare problemi ingestibili. Ergo. Perché non promuovere modelli alternativi di accoglienza, realmente avanzati e vincenti, fatti di piccoli numeri diffusi in modo capillare e di esempi pratici eticamente adeguati?
Gestione controllata delle risorse, ospitalità “all’antica” sorretta da competenze operative ed organizzative moderne e qualificate, forme di promozione non utilitaristiche o improntate alla manipolazione delle coscienze ma, al contrario, rispettose delle esigenze individuali e collettive, sono senz’altro in grado di dare una dimensione più ‘umana’ – seppure in linea con le risorse tecnologiche a disposizione – all’auspicabile evoluzione del comparto alberghiero nel suo complesso.
Inoltre, non secondaria, la capacità se non la volontà di autocontrollo imprenditoriale capace di produrre benefici e benessere rispettando le persone, il territorio e la storia: oltre ad un lungimirante senso della comunità, nella quale inserirsi con le proprie iniziative – meglio se in sinergia con le istituzioni – fino a divenirne parte essenziale.
Cambiare le regole del gioco è fondamentale perché si possa pensare di dare inizio ad un confronto sano, virtuoso grazie al quale prevalgano, nell’interesse di tutti, il merito ed il senso di responsabilità di ciascuno.
Il ‘filo rosso’ che tenga insieme le nuove regole dovrà essere obbligatoriamente espressione della “pulsione etica”, sia individuale che collettiva estranea al concetto di ‘turista della domenica’, che è indispensabile perché ogni passo intrapreso abbia esito felice. Recuperati, in tal modo, un briciolo di onestà intellettuale e la conseguente fiducia da parte di ogni attore protagonista, ci si potrebbe sedere intorno ad un tavolo con disposizione d’animo più conciliante e matura.
Ciò al fine d’accrescere in chi si trova a frequentare, oppure a gestire alberghi e resort, B&B ed agriturismi, la consapevolezza di poter investire tempo e denaro nel ruolo del vero Viaggiatore, così come del vero Mentore ospitante. Entrambe queste figure diverrebbero testimonial e parte integrante d’un processo che si prospetta lento – per qualcuno forse solo idealistico – epperò necessario, di rinascenza interiore e di ripristino della perduta coesione sociale.
L’AGRONAUTA
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