Incastonata tra il Mar Tirreno e le propaggini meridionali del Lazio, Gaeta si presenta come un luogo sospeso tra storia, natura e spiritualità. Non è soltanto una meta balneare, ma un autentico palinsesto di epoche, popoli e tradizioni che si stratificano in ogni pietra, in ogni scorcio, in ogni sapore. Le origini della città affondano nel mito: secondo Virgilio, il nome Gaeta deriverebbe dalla nutrice di Enea, Caieta, qui sepolta ma è con l’età romana che Gaeta assume i contorni di una località privilegiata, scelta dalle famiglie patrizie per l’edificazione di sontuose ville marittime, le cui rovine punteggiano ancora oggi la costa. In epoca medievale, divenne punto strategico conteso da Bizantini, Longobardi e poi Normanni, fino a trasformarsi in uno dei più importanti centri fortificati del Regno di Napoli.
Gaeta è anche cultura popolare e memoria civile, la sua posizione strategica la rese protagonista di importanti eventi storici, tra cui l’assedio del 1860-61, durante il quale Francesco II di Borbone resistette per mesi alle truppe piemontesi, in quel momento Gaeta fu a tutti gli effetti la seconda capitale del Regno delle Due Sicilie, ultimo baluardo della dinastia borbonica. L’assedio, che si concluse con la capitolazione il 13 febbraio 1861, rappresenta uno degli episodi più drammatici e controversi del Risorgimento italiano. A differenza della narrazione ufficiale, che dipinge l’unificazione come un processo naturale e condiviso, l’episodio di Gaeta ci ricorda che l’annessione del Regno delle Due Sicilie fu il risultato di una guerra non dichiarata, condotta contro uno Stato sovrano che, nel corso dei secoli, aveva contribuito enormemente allo sviluppo culturale, scientifico e commerciale del Mediterraneo. L’epilogo dell’unificazione passò dunque per le ferite di una città bombardata e isolata, ma mai piegata nello spirito.
L’architettura della città è una narrazione a cielo aperto: il Castello Angioino-Aragonese, che domina il promontorio, è testimonianza visiva delle varie dominazioni succedutesi, mentre la Cattedrale dei Santi Erasmo e Marciano con il suo imponente campanile romanico, racconta la profonda vocazione religiosa della città. Altrettanto significativa è la Chiesa di San Giovanni a Mare, costruita su un edificio di culto paleocristiano e poi trasformata in epoca romanica, con le sue cupole maiolicate e il suggestivo affaccio sul porto. Uno dei luoghi più evocativi resta senza dubbio il Santuario della Montagna Spaccata, incastonato tra le fenditure della roccia a picco sul mare dove la leggenda vuole che la montagna si sia spaccata nel momento della morte di Cristo, rendendo questo luogo uno dei più carichi di spiritualità di tutto il Sud Italia. Eppoi, la Grotta del Turco, con le sue acque profonde e la luce filtrata dai tagli di roccia, completa questo scenario d’incanto, dove la natura si fa teologia. Il Mausoleo di Lucio Munazio Planco, sul Monte Orlando, rappresenta invece il legame profondo con l’antichità romana, in un contesto naturale protetto che unisce archeologia e paesaggio. Monte Orlando stesso è oggi parte di un parco regionale che valorizza l’equilibrio tra natura e storia, con percorsi immersivi tra bastioni borbonici, sentieri naturalistici e vedute mozzafiato sul golfo.
La città conserva anche una vivace tradizione marinaresca, testimoniata dalla storica Festa della Madonna di Porto Salvo, con la processione delle barche illuminate che ogni anno affascina residenti e visitatori. Camminare lungo Via Indipendenza, tra botteghe storiche, profumi di tiella appena sfornata e scorci improvvisi sul mare, significa immergersi in un ritmo di vita lento, autentico, profondamente identitario.
Gaeta oggi si propone come destinazione ideale per un turismo culturale esperienziale: dai percorsi di trekking nel Parco di Monte Orlando, tra fortificazioni borboniche e sentieri panoramici, alle visite guidate nei siti storici, fino alla scoperta dell’enogastronomia locale, con la tiella e le olive di Gaeta protagoniste di una cucina semplice ma carica di sapore e memoria.
In un contesto in cui le destinazioni balneari spesso sacrificano la propria anima sull’altare dell’omologazione turistica, Gaeta resiste con dignità e orgoglio, offrendo un modello di sviluppo sostenibile, rispettoso del patrimonio e capace di dialogare con le esigenze del visitatore contemporaneo. Il suo valore storico e culturale non è soltanto nelle pietre, nei monumenti o nei musei, ma nella capacità di far sentire ogni visitatore parte di un racconto più grande, che dal mito arriva fino a noi, attraversando secoli di storia, civiltà e memoria collettiva.
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