appunti di viaggio d‘un ‘pescatore di perle’ (a)

In linea di principio, la tutela dei prodotti agroalimentari tipici e la relativa certificazione d’origine offrono le necessarie garanzie agli acquirenti ed agli stessi produttori; si tratta di un’importante acquisizione atta a valorizzare i prodotti autoctoni del territorio.

In Lombardia, più precisamente in Brianza, la località di Mezzago è associata alla coltivazione dell’asparago fin dagli anni successivi al primo conflitto mondiale. 

Com’è noto, l’asparago classico è interamente verde o bianco, mentre il turione dell’asparago che si coltiva a Mezzago possiede una delicata tonalità tendente al rosa. Il caratteristico colore e le sue peculiari qualità organolettiche, dovute alle condizioni pedoclimatiche della zona – il terreno è argilloso, con forte presenza di minerali ferrosi – fanno dell’Asparago Rosa di Mezzago un prodotto raro, particolarmente pregiato.

L’amministrazione comunale della località briantea ne garantisce, con l’istituzione e la successiva attribuzione della Denominazione Comunale di Origine (De.C.O.), la tipicità e la provenienza, in ossequio alle norme ed alle prescrizioni contenute nel “Disciplinare” di coltivazione, produzione e commercializzazione dell’asparago mezzaghese, la cui introduzione in loco viene attribuita ad un certo “Muschèn”. Con una buona dose di fantasia e… mitologia brianzola si narra che costui, di nome Giovanni Brambilla, avesse portato un seme d’asparago dall’America tenendolo dentro una canna di bambù. 

In realtà si presume che al termine delle agitazioni sociali dell’epoca, legate alla questione agraria per il miglioramento di precedenti accordi colonici, l’agricoltura – una volta posto rimedio agli enormi danni causati dalla guerra – si avviasse verso uno sviluppo sia quantitativo che qualitativo della produzione locale, attraverso la sperimentazione di nuove e più redditizie colture. 

In effetti, la coltivazione dell’asparago si sarebbe successivamente sviluppata per molti decenni tra i filari dei gelsi, utilizzati in Brianza per l’alimentazione del baco da seta; per proseguire poi su piccoli appezzamenti di terreno.

Questo prodotto visse il suo periodo d’oro negli anni Trenta del Novecento, quando gli asparagi venivano portati e venduti al Verzé, il grande mercato dell’ortofrutta di Milano. Erano i tempi in cui “spargèr” e “murón” (asparagiaie e gelsi) erano elementi distintivi del paesaggio agricolo mezzaghese e brianteo. Purtroppo, sul finire del secolo scorso, per il venir meno della popolazione dedita all’agricoltura si corse il rischio di vedere soppiantati dalle moderne coltivazioni intensive tutti i terreni coltivati ad asparagi della zona. 

Nel Duemila, però, un gruppo di piccoli coltivatori locali associati, con il supporto e la collaborazione di Regione Lombardia, del Comune di Mezzago e dell’Istituto per l’Orticoltura di Montanaro Lombardo, non senza una buona dose di intraprendenza e coraggio prese la decisione di reintrodurre la coltivazione dell’Asparago Rosa nei propri campi, su un’estensione di circa undici ettari. 

Aprile e maggio sono i mesi della raccolta, che viene effettuata tuttora a mano con uno speciale attrezzo di ferro (el ferr de sparč) che permette di sollevare e sfilare gli asparagi uno ad uno.

Si deve a quei ‘pionieri’ se oggi, nel mese di maggio, la piccola località briantea può rivivere la tradizionale kermesse con cui ogni anno questo nobile, raro gioiello della terra lombarda impreziosisce la tavola dei buongustai.

L ‘AGRONAUTA 


Scopri di più da AIRA Online

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi