Dalla fine degli anni Cinquanta fino al 2000 due generazioni di italiani dotati di poca scuola, tanto ingegno, tantissima voglia di lavorare hanno costruito uno dei sistemi turistici più importanti del pianeta.

In quei quarant’anni l’Italia era il sole più a buon mercato per il continente europeo oltre che la méta di un incredibile pellegrinaggio di massa, quello cattolico, a Roma, Assisi, Loreto, San Giovanni Rotondo… con un inestimabile patrimonio culturale e archeologico facile da visitare.

Quel mondo è finito.

La competizione internazionale nel turismo è diventata diffusa quanto feroce, gli alberghi sono diventati macchine tecnologiche incredibilmente sofisticate quanto costose da mantenere, gli utenti del turismo sono diventati ancora più sofisticati: Internet, gli smartphone, i voli low cost gli hanno consegnato il potere di scegliere di andare dove vogliono, quando vogliono, come vogliono, al prezzo migliore.

Comanda la domanda, l’offerta è decisiva solo quando è unica, esclusiva, originale.

Il turismo non è più un settore per improvvisati.

Ci vogliono scienza, conoscenza, un’istruzione umanistica (storia, geografia, arte), un’istruzione scientifica (matematica, informatica, robotica, marketing), una consapevolezza etica (pagare le tasse, rispettare le leggi) il tutto al massimo livello.

Ci vogliono corsi duali per chi voglia/debba abbinare lavoro e istruzione.

Per l’Italia è anche un modo per continuare a essere un gigante nel turismo.

Per le nuove generazioni è la possibilità di essere protagoniste del proprio destino come lo sono state le generazioni che le hanno precedute.

Svizzera, Austria, Germania, Stati Uniti hanno sviluppato modelli scolastici formidabili nel nostro settore.

Studiarli per adattarli alla nostra realtà è segno di lungimiranza.

Dobbiamo rilanciare la scuola tecnica e professionale, dobbiamo dar vita a una università di management per chi deve gestire alberghi, ristoranti, destinazioni turistiche.

Dobbiamo costruire il futuro.

 

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