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Nel settore alberghiero questa prova diventa ancora piΓΉ delicata, perchΓ© l’hotel non Γ¨ mai soltanto un’impresa immobiliare, nΓ© un semplice contenitore di camere, servizi e tariffe.

Un albergo Γ¨ un organismo complesso, fatto di storia, posizionamento, reputazione, relazioni, cultura del servizio, conoscenza del territorio e capacitΓ  di interpretare il mercato. Quando questa complessitΓ  viene ridotta a una questione di successione familiare o peggio ancora a un semplice passaggio di consegne gestionale, il rischio Γ¨ quello di confondere la continuitΓ  con l’abitudine e il cambiamento con la rottura.

Il passaggio generazionale, nelle strutture ricettive

non dovrebbe mai essere letto come una staffetta automatica, non basta cambiare il nome sulla porta della direzione, aggiornare il sito internet, rinnovare qualche camera o affidare la comunicazione ai social per dire che un albergo Γ¨ entrato in una nuova fase, bisognerebbe chiedersi se l’albergo sa ancora chi Γ¨.

È una riflessione apparentemente semplice ma in molti casi diventa quasi imbarazzante. Ci sono strutture che continuano a riempire camere ma che progressivamente perdono riconoscibilità e quando questo accade può anche continuare a generare fatturato ma rischia di diventare intercambiabile, uno dei tanti, una struttura che compete solo sul prezzo, sulla disponibilità, sulla posizione o sulla promozione del momento.

Nel turismo, l’identitΓ  non Γ¨ un concetto romantico ma un asset competitivo, Γ¨ ciΓ² che permette a una struttura di distinguersi, di essere scelta, di costruire fedeltΓ , di giustificare una tariffa e di dare senso all’esperienza del Cliente.

Molti alberghi a gestione familiare hanno costruito il proprio successo proprio su una forte identitΓ  originaria e questo ha rappresentato per decenni un valore reale ma ogni valore, se non viene governato, puΓ² trasformarsi nel suo contrario.

La tradizione puΓ² diventare immobilismo e la gestione familiare trasformarsi in una confusione di ruoli ed Γ¨ qui che il passaggio generazionale mostra tutta la sua complessitΓ . Il problema non Γ¨ l’etΓ  di chi guida l’impresa, in quanto vi sono imprenditori maturi capaci di visione, apertura e innovazione molto piΓΉ di giovani eredi cresciuti dentro logiche giΓ  vecchie e parimenti, generazioni preparate, lucide, competenti ma frenate da contesti familiari che concedono responsabilitΓ  formale senza reale autonomia decisionale.

Il punto non Γ¨ chi viene prima o dopo ma piuttosto se l’impresa riesce a costruire un equilibrio tra ciΓ² che deve essere custodito e ciΓ² che deve necessariamente evolvere.

Un albergo non perde identitΓ  perchΓ© cambia gestionale o rivede il proprio modello commerciale, anzi, spesso questi passaggi sono indispensabili per mantenere viva l’identitΓ , la perde quando non esiste piΓΉ coerenza tra ciΓ² che racconta, ciΓ² che vende e ciΓ² che il cliente realmente vive.

Perde la propria identitΓ  quando la comunicazione promette autenticitΓ  offrendo un servizio standardizzato e impersonale, quando il proprio sito promette esperienze territoriali ma il ricevimento Γ¨ incapace di suggerire un itinerario, quando si promuovono offerte auliche con classificazioni tipo boutique hotel ma poi il cliente Γ¨ gestito con logiche da prodotto seriale.

L’identitΓ  dunque non si dichiara, si dimostra. Si dimostra soprattutto nei reparti operativi come il front office che spesso Γ¨ il primo luogo in cui la perdita di identitΓ  diventa percepibile, un vero termometro della struttura dove dal tono dell’accoglienza si capisce molto del livello di governo dell’impresa.

Quando il ricevimento si limita a eseguire procedure, senza rappresentare una visione, qualcosa si Γ¨ giΓ  incrinato. Ma la responsabilitΓ , quasi sempre, Γ¨ a monte.

La perdita di identitΓ  non nasce nei reparti

bensΓ¬ dalla mancanza di una direzione chiara, con proprietΓ  che operano perlopiΓΉ con il vecchio e caro adagio β€œabbiamo sempre fatto così” e non su cambi di strategia in relazione al trend dei mercati.

In molti alberghi familiari il passaggio generazionale si blocca proprio su questo punto: la proprietΓ  vuole rinnovarsi ma senza rinunciare alle vecchie logiche decisionali ed il risultato Γ¨ una terra di mezzo pericolosa dove si conserva la tradizione e non si realizza una vera innovazione.

Questa condizione Γ¨ particolarmente rischiosa nel turismo attuale perchΓ© il cliente Γ¨ molto piΓΉ consapevole rispetto al passato e quindi il mercato percepisce la perdita di identitΓ  molto prima che essa emerga nei bilanci e lo fa prevalentemente, attraverso le recensioni.

Quando un albergo perde identitΓ , spesso non crolla subito, scivola lentamente e si ritrova a competere in un mercato dove l’unica leva rimasta Γ¨ il prezzo e quando si arriva a questo, significa che una parte importante del suo valore immateriale si Γ¨ giΓ  consumata.

Il passaggio generazionale dovrebbe servire proprio a evitare questo scivolamento, l’occasione per rileggere l’impresa non per archiviarne la storia o per imbalsamarla.

Ogni struttura dovrebbe chiedersi quali elementi della propria identitΓ  siano ancora forti, quali siano diventati deboli, quali siano spendibili sul mercato e quali invece appartengano solo alla memoria interna della famiglia o della proprietΓ .

Non tutto ciΓ² che Γ¨ storico Γ¨ automaticamente competitivo e non tutto ciΓ² che Γ¨ nuovo Γ¨ automaticamente utile.

Questa distinzione Γ¨ fondamentale: un albergo puΓ² avere una lunga storia ma se quella storia non viene tradotta in esperienza e valore percepito, resta un elemento privato e questo significa individuare ciΓ² che ha reso l’albergo riconoscibile nel tempo e renderlo nuovamente leggibile per il Cliente contemporaneo e quali investimenti sono coerenti con il proprio posizionamento e quali invece rischiano di essere solo interventi estetici.

Il passaggio generazionale efficace richiede una regia

e non puΓ² essere affidato solo al legame familiare o alla buona volontΓ , certo la famiglia puΓ² essere un valore straordinario nell’impresa alberghiera ma solo se riesce a trasformarsi in governance se invece resta un sistema emotivo dove ruoli, responsabilitΓ  e poteri decisionali si sovrappongono, il rischio Γ¨ quello di trascinare l’hotel in una gestione sempre piΓΉ fragile.

Un figlio non diventa automaticamente imprenditore perchΓ© eredita un albergo e il passaggio generazionale quindi, dovrebbe essere il momento in cui tutto questo viene affrontato con luciditΓ  come una revisione profonda del senso dell’impresa.


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Mino Reganato

Mino Reganato

Mino Reganato Γ¨ un professionista nella gestione alberghiera e turistica. Con una lunga esperienza nel mondo dell’ospitalitΓ , opera nella gestione, nello sviluppo e nel rilancio di strutture ricettive, collaborando con proprietΓ , investitori e realtΓ  imprenditoriali in diverse aree del territorio italiano. La sua attivitΓ  si concentra su interventi operativi mirati al recupero della marginalitΓ , all’ottimizzazione dei costi e al riposizionamento strategico delle strutture alberghiere. Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli direzionali, sviluppato progetti di destination management e affiancato imprese turistiche in fasi di crescita e riorganizzazione. Autore e formatore, Γ¨ attivamente impegnato nella diffusione di una cultura dell’ospitalitΓ  piΓΉ consapevole, moderna e orientata ai risultati. Oggi affianca hotel e strutture ricettive nei momenti piΓΉ delicati del loro ciclo di vita, con un approccio diretto, concreto e orientato all’azione. È Vice Presidente Nazionale di AIRA – Associazione Italiana RicettivitΓ  e Accoglienza – e ha ricevuto diversi riconoscimenti nazionali nel settore turistico e alberghiero, quali: β€’ Premio Solidus Italia come "Hotel Professional of the Year" (2017) β€’ Premio Turismo Responsabile Italiano (2013) β€’ Premio Turismo Responsabile Italiano (2010) β€’ Premio Web Tourism Italiano (2009) β€’ Premio Web Tourism Italiano (2006)

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