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Turismo al tempo del Covid-19

Il mondo è cambiato! Chi lo avrebbe mai pensato che il turismo, fonte inesauribile di ricchezza nazionale, sarebbe stato messo letteralmente KO da un organismo invisibile?

Eppure è successo e gli effetti li stiamo vedendo e vivendo in ogni parte del mondo. Negli ultimi mesi ho sentito colleghi in buona parte d’Europa essere preoccupati per quello che può riservarci il futuro… lavorano in alberghi nelle maggiori capitali europee che mai ci saremmo aspettati fossero stati costretti alla chiusura, seppur temporanea, per combattere un nemico invisibile.

Parole d’ordine al momento: -mascherina; -distanziamento sociale; -confinamento.

Qui in Svizzera, dove lavoro, in montagna e sui laghi nel turismo si sta lavorando, anche con buone prospettive. Sentendo diversi colleghi però capisco che il turismo nelle città soffre, e parecchio.

Quanto durerà questa situazione?

Di certo è una crisi dagli effetti devastanti, ancora purtroppo facciamo fatica a crederci! Qualche giorno fa parlando con un collega di Monaco di Baviera entrambi concordavamo che gli effetti della crisi finanziara del 2008 sono durati un decennio ed è stata una crisi che ha fatto tanto preoccupare i maggiori leader mondiali. Ed il Covid-19?

Di certo non possiamo fare previsioni, anche quando le facessimo non dimentichiamo che il Covid-19 ci ha, difatti, messi in allerta quando pensiamo ad una PREVISIONE.

Bisogna sostenere che un altro, eventuale, lockdown sarebbe insostenibile per ogni economia, anche per le più avanzate.

Cosa fare allora?

Dobbiamo continuare nel cambiamento delle nostre abitudini e pensare al fatto che stiamo ripartendo da zero, non aggrappiamoci ai bei tempi anti Covid che furono. Ripartiamo, ripartiamo!! Questa pandemia è già nella storia.




Jesolo, manca il personale per gli alberghi. Non si trovano lavoratori: «Preferiscono bonus e reddito di cittadinanza»

JESOLO – «Siamo nel momento clou di una stagione già di per sé molto complicata e si è aggiunto un problema gravoso: la difficoltà a reperire personale. In tanti vengono a fare il colloquio e poi ci rispondono che preferiscono rimanersene a casa, coperti da reddito di cittadinanzabonus o altre forme di sostegno».

L’allarme è del presidente dell’Associazione Jesolana Albergatori, Alberto Maschio. “Molti colleghi, ma il problema riguarda anche le attività di ristorazione, stanno continuando a segnalare alla nostra segreteria, ma anche a me personalmente, la difficoltà a reperire personale: si tratta di figure professionali tra le più disparate, per un totale che si assesta attorno al 30%. Già nel mese di luglio, quando il lavoro richiedeva l’assunzione di altre persone, avevamo ottenuto una risposta non particolarmente confortante da parte di varie figure professionali; in questo momento la situazione si è aggravata. Anche LavoroTurismo, il sito leader in Italia per la ricerca di personale nei settori dell’ospitalità, della ristorazione e del turismo, con il quale l’associazione collabora, sta riscontrando difficoltà a proporre potenziali collaboratori. «Vien da pensare che a molti conviene stare a casa, anziché cercare occupazione e questo è preoccupante, anche in prospettiva futura», ha insistito Maschio.

«Il problema è imputabile in parte a una sorta di cultura dell’assistenzialismo che si sta creando: stiamo pagando potenziali lavoratori per starsene a casa. Più di qualcuno, al termine del colloquio, ci ha risposto che preferisce non venire a lavorare, perché comunque percepisce, ad esempio, il reddito di cittadinanza. Anche per evitare questa situazione e creare comunque posti di lavoro, oltre che aiutare le aziende, fin da subito avevamo proposto la decontribuzione dei rapporti di lavoro stagionali. Il concetto era semplice: visto che lo Stato comunque garantiva un sostegno alle persone, proponevamo che questo importo si tramutasse in abbattimento del costo del lavoro; le aziende avrebbero potuto permettersi di avere del personale a pieno organico (oltre che un po’ di respiro, dal punto di vista dei costi, visto che quest’anno gli incassi avranno un abbattimento di almeno il 50%) anche nei momenti iniziali più critici della stagione. Il lavoratore avrebbe avuto un compenso più alto, rispetto, ad esempio, ai vari bonus ricevuti fino ad ora, la garanzia di un posto di lavoro, creando così economia. Purtroppo non ci hanno voluto ascoltare e queste sono le conseguenze. Ricordiamoci sempre che molte imprese hanno aperto, nonostante le incognite, per un senso di responsabilità sociale, cui non sono mai venute meno, contrariamente alle istituzioni. Il primo, vero, ammortizzatore sociale sono sempre state le piccole e medie imprese”.

«L’ultima bozza del decreto di agosto – continua Maschio – prevede l’esonero dei contributi per le assunzioni a tempo determinato per turismo e terme. Visto che siamo ormai a metà del mese e che questo decreto potrebbe partire da settembre, ovvero a stagione balneare ormai quasi conclusa, è da capire se il decreto sarà o meno retroattivo; nel caso non lo fosse, sarebbe per il nostro comparto del tutto inutile, rasentando la beffa inaccettabile. Con un pizzico di malizia verrebbe da pensare che sia stato fatto volutamente per evitare un sostegno a tutte le imprese che hanno assunto migliaia di lavoratori per la stagione estiva».

Sabato 8 Agosto 2020 di Marco Corazza www.ilgazzettino.it




L’Italia rilancia il Congressuale per un Turismo senza stagioni

Turismo Congressuale in Italia…

Sì ALLE FIERE CON IL NUOVO DPCM

ENIT, 70% sul Leisure e il 30% sul MICE per la promozione dell’ Italia all’estero

L’Italia sempre di più verso crescita a valore, sostenibilità e innovazione.


ROMA, 13 AGOSTO 2020  – Con le nuove disposizioni del decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri ripartono le fiere e Enit investe sulla promozione del turismo che concilia lavoro e divertimento.

L’Italia ha ancora memoria del suo posizionamento pre Covid nella classifica mondiale del turismo congressuale, dove si posizionava tra i primi 6 Paesi al mondo con 550 meeting internazionali nel 2019 (ENIT su dati ICCA) con una crescita del 5,4%.

La Penisola superava Cina (539), Giappone (527), Paesi Bassi (356), Portogallo (342), pur essendo in testa gli USA (934 meeting), la Germania (714), la Francia (595), la Spagna (578) e UK (567).

La scienza medica (17%), la tecnologia (15%) e la scienza (13%) sono i tre temi di meeting internazionali più popolari.

I viaggi per congressi raggiungono 874 milioni di euro (+7,2% sul 2018) coprendo il 15,1% del totale speso dagli stranieri per motivi d’affari. Enit per fronteggiare questa fase di incertezza lancia, da ottobre, workshop in ben 12 Paesi: Austria, Canada, Cina, Corea del Sud, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e USA per amplificare la promozione di MICE, lusso, leisure e active.

Per gli eventi successivi, Enit ha puntato specifici segmenti e mercati, tra cui MICE e Wedding a novembre.

In Europa, dove si concentra il maggior numero dei Paesi consolidati in termini di flussi turistici verso l’Italia, Enit ha concentrato le attività di promozione nei singoli mercati puntando sulla crescita a valore e come obiettivi primari la sostenibilità, l’innovazione e la destagionalizzazione.

Il Turismo Congressuale è un settore in forte espansione e cruciale per l’Italia. Già da tre anni Enit ha ripreso ad investire impegnando il 70% nel Leisure e il 30% della promozione all’estero dell’Italia nel mice. Un settore trainante: nel 2019, la spesa totale media per meeting è stata di quasi 11 miliardi di dollari, esclusi gli investimenti spin-off e lo sviluppo economico.

 
Francesca Cicatelli
Direzione Esecutiva
Comunicazione e Ufficio Stampa
Via Marghera 2 – ROMA
Cell: (+39) 392.9225216
e-mail: francesca.cicatelli@enit.it




Come cambia il mercato del Lavoro

Trovare un’opportunità di lavoro non è semplice, richiede tempo, competenze, creatività, attenzione e molta fortuna. Il trucco sta nel trovare una soluzione lavorativa che meglio si adatta alle tue capacità.

Il mercato della libera professione offre una varietà di idee e per coloro che cercano la libertà finanziaria e soprattutto un’alternativa alla profonda crisi del “posto fisso”.

Certo, si può sperare di ottenerlo ma la tendenza della Pubblica Amministrazione è volta a pubblicare sempre meno bandi per l’assunzione di lavoratori nel pubblico anche per via dello sviluppo della gestione burocratica, attraverso l’uso informatico.  

Il mercato del lavoro nel privato a sua volta è sottoposto a una forte pressione fiscale su lavoro, quale:

–      Cuneo fiscale e contributivo che ammonta al 46%, ciò significa che a fronte di un lordo di 1.900 euro il lavoratore percepirà uno stipendio pari a 1.000 euro. In altre parole, il cuneo fiscale è la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto il dipendente incassa, in netto, in busta paga.

Di conseguenza, il mercato del lavoro privato è oramai totalmente indirizzato verso le contrattazioni di lavoro atipiche che sono caratterizzate da maggiore flessibilità del lavoro. Quei contratti di lavoro non abituali, diversi dai tradizionali contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato e dalle forme di lavoro autonomo.

Il mercato del lavoro italiano ha assistito ad una radicale trasformazione verso la fine degli anni ’90, con l’introduzione delle forme di lavoro atipico. In particolar modo, una normativa quadro di riferimento in materia viene introdotta dal legislatore con la legge del 14 febbraio 2003 che introduce sul mercato del lavoro italiano le forme dei contratti di lavoro non standard (lavoro atipico) regolamentandone le modalità di attuazione. Queste tipologie contrattuali sono caratterizzate da una maggiore flessibilità del lavoro, in risposta alle variazioni della produzione.

Esempi di tipologie contrattuali atipiche e flessibili sono il lavoro in somministrazione tramite Agenzia di Lavoro, detto appunto temporaneo (ex lavoro interinale), il rapporto di collaborazione, l’associazione in partecipazione, il lavoro accessorio mediante buoni-lavoro (voucher), il lavoro a chiamata.

Per ovvie ragioni, non esiste più una certezza o sicurezza quel che si voglia, di un lavoro di lunga durata per le ragioni succitate, oltre alla forte concorrenza di tantissime persone disoccupate che seguono perlopiù, la chimera di un posto da dipendente a contratto indeterminato. La ricerca in tal senso, diventa estenuante, piena di ostacoli, di fallimenti proprio per la ricerca di un posto di lavoro che possa garantire il futuro, opportunità probabilmente realizzabile in caso di Aziende “ricche e famose” dove l’asticella del livello di competenze richieste è posto molto in alto e probabilmente anche la nostra vita (affetti, residenza, abitudini) ne subisce forti variazioni.  

Insomma, fino a pochi anni fa, l’instabilità era l’eccezione del lavoro a tempo indeterminato oggi è la norma. La situazione oggi è completamente ribaltata. I lavoratori sono sempre più instabili e i lavoratori con contratti a lungo termine sono specie rare e chiaramente a rischio di estinzione. Oggi l’insicurezza è stata considerata come un fatto normale, il che è indubbiamente sgradevole. Da aggiungere quale elemento cruciale, gli effetti della globalizzazione.

Il lavoro ha un costo e se un imprenditore può ottenere la stessa manodopera a un costo molto inferiore, cosa possibile in un mondo globalizzato che abbatte le barriere del mercato, lo farà sicuramente senza esitazione.

Ma non è tutto …

Con lo sviluppo della tecnologia, il mondo del lavoro ha subito un ulteriore danno. Proviamo ad immaginare un prossimo futuro (nemmeno tanto futuro) in cui l’intelligenza artificiale sostituirà il lavoro svolto dagli esseri umani in molti campi professionali. In passato eravamo abituati a sostituire le persone con macchine per i compiti più ripetitivi, ma ora, con la comparsa di sempre più macchine nel mondo del lavoro, la situazione è molto diversa.

Il progresso tecnologico, quindi, rischierà di ridurre ulteriormente le opportunità di lavoro, anche se solo diversi tipi di occupazione. Il settore dei servizi alla persona ad esempio, non avrà la stessa sorte dei lavori dove imperversa la tecnologia. 

Quindi quale potrebbe essere la soluzione?

L’alternativa alle problematiche succitate è da ricercarsi nell’investimento su te stesso. Abbracciare il nuovo che arriva e non rimanere “ancorato” a vecchi cliché di posizioni lavorative anacronistiche e quindi non più al passo dei tempi. A seguito della comparsa di Internet, sono avvenuti molti cambiamenti e molte persone stanno cominciando a considerare alcune opportunità di lavoro che in passato erano inimmaginabili. Queste opportunità sono reali e specifiche grazie ad Internet che fornisce uno strumento per proporre servizi alle persone, globalmente.

Le nuove opportunità

La rete offre una varietà di idee e fornisce opportunità di gestione ad esempio di Agenzie di Viaggio con il supporto della videoconferenza ad appuntamento prefissato! Una soluzione “esplosiva” che permette alle nuove imprese di viaggi di vendere il proprio prodotto, a tutto il mondo. È un’idea che ha un impatto impressionante in termini di successo. Una condizione che sfrutta il “petrolio” dell’Italia: il Turismo!

Mino Reganato – Vice Presidente Aira




Obbligato a lavorare in disoccupazione e senza retribuzione. Cosa fare?

CASO: Il datore minaccia di non riassumere e obbliga il lavoratore licenziato a lavorare gratuitamente solo percependo la disoccupazione. Cosa fare?

Quali sono le conseguenze per un soggetto che svolge un lavoro nero e percepisce anche il sussidio di disoccupazione?
Si tratta di una vera e propria truffa.
Il danno erariale per lo stato italiano è evidente, infatti, si configura il reato di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico (art.483 c.p. con reclusione fino a 2 anni).
Non è finita qui, infatti, il lavoratore rischia anche dai sei mesi fino a 3 anni per aver percepito somme indebite, con obbligo di restituzione delle  somme.
Recentemente è stata introdotta la possibilità di percepire l’indennità di disoccupazione in costanza di un rapporto di lavoro, sempre a patto che non si superi un determinato reddito.
Tuttavia gli importi sono tali da risultare poco favorevoli (per approfondimenti su questo argomento clicca qui), tanto da favorire i rapporti di lavoro nero.
La ratio della indennità di disoccupazione è quella di permettere al lavoratore di avere un sostegno economico temporaneo nell’attesa di ricollocarsi.
Situazione radicalmente diversa è quella del soggetto che svolge un lavoro in nero e senza reddito, percependo solo l’indennità di disoccupazione.
In questo caso la colpa del reato non è ascrivibile al lavoratore, anzi, a mio avviso, il lavoratore è una vittima che non ha commesso nessun reato perché sostanzialmente ha percepito la disoccupazione e non anche altri redditi.
Il datore di lavoro, al contrario, ha estorto lavoro gratuitamente pertanto è passibile di azioni legali.

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Come e quando ottenere il trattamento di fine rapporto dal datore di lavoro




IL LAVORO PARZIALE (cd. PART TIME): come difendersi dagli abusi

Si tratta di un orario globalmente ridotto rispetto a quello ordinario (stabilito dalla legge in 40 ore settimanali), ha la funzione principale di conciliare la vita lavorativa in primis con quella familiare.

Esistono diversi tipi di part time:
1) Part time orizzontale, cioè in buona sostanza si lavora tutti i giorni ma per un orario inferiore;
2) Part time verticale, l’attività di lavoro è a tempo pieno ma solo determinati giorni;
3) tempo parziale di tipo misto, si combina un part time orizzontale con quello verticale.
Il contratto part time deve essere redatto in forma scritta, al fine di provare la sussistenza del rapporto stesso (forma ad probationem). La mancanza della forma scritta non determina la nullità del contratto ma incide sui mezzi di prova poiché la prova testimoniale è ammessa nei limiti dell’art.2725 c.c. ( nel caso di incolpevole perdita del documento). Il lavoro part time può configurarsi come supplementare quando non supera l’orario di lavoro stabilito dalla legge, mentre può configurarsi straordinario quando supera l’orario legale settimanale (40 ore). Per il principio di non discriminazione il lavoratore a tempo parziale deve beneficiare dei medesimi diritti di un lavoratore a tempo pieno e la retribuzione deve essere proporzionale alle ore di lavoro svolte. Le parti hanno la facoltà di trasformare il rapporto da tempo pieno in part time, ma il lavoratore gode del cd. diritto di precedenza, cioè il diritto di vedersi trasformato il rapporto da part time in tempo pieno nel caso di nuove assunzioni.
La sentenza della Cassazione del 7 novembre 2000 precisa che nel caso di svolgimento di orari diversi rispetto a quelli stabiliti dal contratto, l’onere della prova grava in via generale su colui che agisce per il riconoscimento del diritto alle retribuzioni, o alle differenze retributive che dipendono dalla quantità del lavoro espletato, scatta invece l’inversione dell’onere della prova solo allorché il datore di lavoro, per paralizzare in tutto o in parte l’avversa pretesa, eccepisca l’inadempimento, eccepisca cioè che la prestazione in concreto svolta sia stata effettivamente inferiore a quella predeterminata.
A cura dell’Avv. Francesco Santoro, tratto dal sito: www.studiolegale-santoro.it
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Il lavoratore che non riceve la giusta retribuzione è vittima di estorsione

Il cosiddetto lavoro “grigio” si riferisce a tutte le irregolarità parziali, cioè le cosiddette “sottodichiarazioni”: si tratta dei falsi part time, le ore lavorate non regolari, l’imponibile contributivo non dichiarato, la quota delle ore retribuite “fuori busta” e di quelle non retribuite affatto.

Il contratto part time, invece, dovrebbe essere uno strumento volto ad affrontare la disoccupazione infatti attraverso la riduzione degli orari di lavoro si punterebbe a realizzare una redistribuzione del lavoro, aumentando quindi l’occupazione.

 L’incidenza del part time è aumentata molto significativamente e soprattutto in riferimento alla componente maschile, alle regioni del Mezzogiorno d’Italia e al part time involontario, da ciò si può dedurre che il part time e il lavoro grigio abbiano svolto solo una funzione di contenimento dei costi e di ammortizzatore sociale. Oltre un quinto dei part time esistenti in Italia corrisponde in realtà a rapporti di lavoro a tempo pieno. Nel caso di lavoro “nero” e per analogia di lavoro “grigio” si ritiene che per il datore di lavoro, il quale convenga con il lavoratore un patto contenente delle condizioni di lavoro e retributive peggiori rispetto a quelle previste dalla legge, si integri gli estremi del delitto di estorsione in quanto si condizionerebbe la volontà del lavoratore interessato ad assicurarsi una posizione lavorativa che sarebbe altrimenti negata.

Anche tu hai lavorato in full time con retribuzione inferiore o da part time? Chiamaci subito, otterremo tutte le differenze retributive.

Tratto dal sito:www.studiolegale-santoro.it, a cura dell’Avv. Francesco Santoro

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