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Associazioni professionali d’hotel: le potenzialità future

E’ innegabile che il ruolo delle associazioni professionali sia cambiato nel tempo, abbandonando la centralità amicale.

La forte componente “dopolavoristica” ha ceduto il passo alle odierne esigenze professionali del socio e non, che vede nell’associazione un’opportunità di accrescimento professionale ed eventualmente di supporto per una collocazione lavorativa.

Le caratteristiche richieste qualche decennio fa a chi operava nel comparto sono mutate completamente, subendo una progressiva evoluzione. Basti vedere il ruolo di direttore d’albergo: si è passati dal ruolo di “padrone di casa” a quello di manager a 360 gradi: il direttore d’albergo oggi deve essere un professionista dotato di un’alta formazione con competenze multidisciplinari che spaziano da elementi di marketing e promozione sino alla gestione contabile.

La necessità di aggiornare le proprie competenze, tecniche e personali, interessa non solo i soggetti con responsabilità manageriali, ma anche quelli cui sono affidate mansioni di tipo operativo.

Il forte cambiamento che sta interessando il comparto turistico-alberghiero è testimoniato dalla diffusione di profili che richiedono compentenze e capacità specifiche, basti pensare alla miriade di nuove professioni create con l’avvento di Internet.

A latere, vi è l’annosa mancanza di una formazione adeguata che crea, di fatto, una scarsa professionalizzazione del settore rispetto a valori ottimali.

Tale situazione è notevolmente danneggiata da un’offerta formativa frammentata e in alcuni casi di inadeguato insegnamento.

A mio avviso, l’attività formativa continua, attraverso i corsi di aggiornamento e/o specialistici, presso apposite scuole di alta formazione o prodotte da entità formative costituite da figure professionali di spessore, rappresenterebbe una soluzione, fermo restando che venga attivato un iter formativo di base che trasmetta le competenze necessarie per operare nel settore e si adegui alle rapide evoluzioni del mercato turistico.

Tale attività deve rivolgersi indistintamente a lavoratori di tutti i livelli, a partire da quelli con ruoli operativi e tanto nelle piccole strutture ricettive quanto in quelle medio-grandi. Oggi nel sistema turistico italiano, e ancor più nel settore alberghiero e della ristorazione, il tema della formazione rappresenta un “nodo” da risolvere al più presto.

Tra i requisiti fondamentali per i “formatori”, l’esperienza dovrebbe superare la teoria.

In virtù di quanto esposto, le associazioni professionali potrebbero inserirsi a pieno titolo quale “contenitore di opportunità formative” da offrire al settore. Queste hanno competenze e titoli per poterlo fare in favore di una rilevante domanda (e di un’urgente necessità) di conoscenze professionali.

Un’associazione professionale riconosciuta rappresenta, peraltro, una garanzia sul mercato e per l’importante “cantera”, da dove gli alberghi e non solo, potrebbero prelevare professionisti e servizi qualitativi.

La cultura imprenditoriale del settore snobba questa importante opportunità a “parametro zero”, per dirla in termini calcistici, preferendo il suggerimento di un amico (la classica raccomandazione) che il più delle volte si rivela non efficace e nei casi più estremi rompe amicizie durature a causa dei drammatici esiti della “segnalazione”, oltre a creare problemi alla gestione della struttura.

In precedenti articoli ho fortemente evidenziato la necessità di obbligare la proprietà alberghiera ad “assoldare” un direttore o responsabile certificato, proprio per le catastrofiche vicissitudini che si succedono nell’ hotellerie italiana che, ricordo, causano un effetto domino su tutto il contenitore di una destinazione turistica.

Prezzi troppo alti o anche troppo bassi, quando gestiti senza senso, abbassano notevolmente la brand reputation dell’area, creando anche problemi a quelle strutture che invece adottano protocolli qualitativi e hanno personale con alto spessore professionale. Al di là di questo, penso che con l’attuale gestione di una struttura ricettiva, non si possa più improvvisare, bisogna sempre essere al passo con i tempi e costantemente “formati”.

E chi meglio delle Associazioni professionali specifiche per settore potrebbe fornire di più?

Io penso che nessuno in nessuna parte del mondo possa parlare di futuro del proprio popolo o della propria organizzazione senza parlare di formazione. Chiunque controlli la formazione dei nostri ragazzi controlla il futuro”: Wilma Mankiller (politica e attivista statunitense)




Come cambia il mercato del Lavoro

Trovare un’opportunità di lavoro non è semplice, richiede tempo, competenze, creatività, attenzione e molta fortuna. Il trucco sta nel trovare una soluzione lavorativa che meglio si adatta alle tue capacità.

Il mercato della libera professione offre una varietà di idee e per coloro che cercano la libertà finanziaria e soprattutto un’alternativa alla profonda crisi del “posto fisso”.

Certo, si può sperare di ottenerlo ma la tendenza della Pubblica Amministrazione è volta a pubblicare sempre meno bandi per l’assunzione di lavoratori nel pubblico anche per via dello sviluppo della gestione burocratica, attraverso l’uso informatico.  

Il mercato del lavoro nel privato a sua volta è sottoposto a una forte pressione fiscale su lavoro, quale:

–      Cuneo fiscale e contributivo che ammonta al 46%, ciò significa che a fronte di un lordo di 1.900 euro il lavoratore percepirà uno stipendio pari a 1.000 euro. In altre parole, il cuneo fiscale è la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto il dipendente incassa, in netto, in busta paga.

Di conseguenza, il mercato del lavoro privato è oramai totalmente indirizzato verso le contrattazioni di lavoro atipiche che sono caratterizzate da maggiore flessibilità del lavoro. Quei contratti di lavoro non abituali, diversi dai tradizionali contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato e dalle forme di lavoro autonomo.

Il mercato del lavoro italiano ha assistito ad una radicale trasformazione verso la fine degli anni ’90, con l’introduzione delle forme di lavoro atipico. In particolar modo, una normativa quadro di riferimento in materia viene introdotta dal legislatore con la legge del 14 febbraio 2003 che introduce sul mercato del lavoro italiano le forme dei contratti di lavoro non standard (lavoro atipico) regolamentandone le modalità di attuazione. Queste tipologie contrattuali sono caratterizzate da una maggiore flessibilità del lavoro, in risposta alle variazioni della produzione.

Esempi di tipologie contrattuali atipiche e flessibili sono il lavoro in somministrazione tramite Agenzia di Lavoro, detto appunto temporaneo (ex lavoro interinale), il rapporto di collaborazione, l’associazione in partecipazione, il lavoro accessorio mediante buoni-lavoro (voucher), il lavoro a chiamata.

Per ovvie ragioni, non esiste più una certezza o sicurezza quel che si voglia, di un lavoro di lunga durata per le ragioni succitate, oltre alla forte concorrenza di tantissime persone disoccupate che seguono perlopiù, la chimera di un posto da dipendente a contratto indeterminato. La ricerca in tal senso, diventa estenuante, piena di ostacoli, di fallimenti proprio per la ricerca di un posto di lavoro che possa garantire il futuro, opportunità probabilmente realizzabile in caso di Aziende “ricche e famose” dove l’asticella del livello di competenze richieste è posto molto in alto e probabilmente anche la nostra vita (affetti, residenza, abitudini) ne subisce forti variazioni.  

Insomma, fino a pochi anni fa, l’instabilità era l’eccezione del lavoro a tempo indeterminato oggi è la norma. La situazione oggi è completamente ribaltata. I lavoratori sono sempre più instabili e i lavoratori con contratti a lungo termine sono specie rare e chiaramente a rischio di estinzione. Oggi l’insicurezza è stata considerata come un fatto normale, il che è indubbiamente sgradevole. Da aggiungere quale elemento cruciale, gli effetti della globalizzazione.

Il lavoro ha un costo e se un imprenditore può ottenere la stessa manodopera a un costo molto inferiore, cosa possibile in un mondo globalizzato che abbatte le barriere del mercato, lo farà sicuramente senza esitazione.

Ma non è tutto …

Con lo sviluppo della tecnologia, il mondo del lavoro ha subito un ulteriore danno. Proviamo ad immaginare un prossimo futuro (nemmeno tanto futuro) in cui l’intelligenza artificiale sostituirà il lavoro svolto dagli esseri umani in molti campi professionali. In passato eravamo abituati a sostituire le persone con macchine per i compiti più ripetitivi, ma ora, con la comparsa di sempre più macchine nel mondo del lavoro, la situazione è molto diversa.

Il progresso tecnologico, quindi, rischierà di ridurre ulteriormente le opportunità di lavoro, anche se solo diversi tipi di occupazione. Il settore dei servizi alla persona ad esempio, non avrà la stessa sorte dei lavori dove imperversa la tecnologia. 

Quindi quale potrebbe essere la soluzione?

L’alternativa alle problematiche succitate è da ricercarsi nell’investimento su te stesso. Abbracciare il nuovo che arriva e non rimanere “ancorato” a vecchi cliché di posizioni lavorative anacronistiche e quindi non più al passo dei tempi. A seguito della comparsa di Internet, sono avvenuti molti cambiamenti e molte persone stanno cominciando a considerare alcune opportunità di lavoro che in passato erano inimmaginabili. Queste opportunità sono reali e specifiche grazie ad Internet che fornisce uno strumento per proporre servizi alle persone, globalmente.

Le nuove opportunità

La rete offre una varietà di idee e fornisce opportunità di gestione ad esempio di Agenzie di Viaggio con il supporto della videoconferenza ad appuntamento prefissato! Una soluzione “esplosiva” che permette alle nuove imprese di viaggi di vendere il proprio prodotto, a tutto il mondo. È un’idea che ha un impatto impressionante in termini di successo. Una condizione che sfrutta il “petrolio” dell’Italia: il Turismo!

Mino Reganato – Vice Presidente Aira




La necessità di obbligare una certificazione ai direttori di albergo.

Confido di ricevere spesso considerazioni fortemente dubbiose relative alla necessità di certificare il direttore d’albergo in quanto si presume che la certificazione non renda un professionista tale. Personalmente sono in possesso di due abilitazioni, quella di direttore tecnico di agenzia di viaggi e quella di accompagnatore turistico, ambedue ottenute a seguito di un esame (scritto e orale) e ottenute assolutamente senza il solito “esame assistito”.

Non vorrei tediare chi legge ma è bene rammentare le materie d’esame richieste: contabilità generale, conoscenza almeno di una lingua straniera, legislazione tributaria, diritto del lavoro, comunicazione e marketing, organizzazione del viaggio, tecnica valutaria ed assicurazioni, legislazione turistica nazionale ed internazionale, elementi di diritto commerciale, impresa turistica, contratti di rilevanza turistico-alberghiera, disciplina dei trasporti, titoli di credito, norme valutarie, norme doganali, disciplina delle agenzie di viaggio e turismo, politiche per lo sviluppo del turismo, geografia turistica nazionale ed internazionale, legislazione nazionale, legislazione regionale e delle province autonome. Come vedasi, tale certificazione richiede di base un’enorme acquisizione delle materie succitate. Ho detto di base. Si perché questo è lo step d’ingresso per accedere alla professione, alla stregua di un avvocato, di un dottore, di un architetto, di un geologo, di un ingegnere, tutte professioni di responsabilità che necessitano di un’abilitazione per dimostrare che si è a conoscenza delle tecniche per operare. Quindi, fino a prova contraria, tale passaggio è obbligato e non crea peraltro presunte “caste”. A questo punto rispondo al quesito che tutti si porranno: sono tutti bravi professionisti. Forse si, forse no. Nessuno può dirlo. Sarà il mercato che giudicherà se costoro sono all’altezza di occupare una posizione lavorativa nel contesto del proprio comparto. Perché allora la certificazione risulta comunque necessaria e obbligarla sarebbe un bene? Per “pulire” il settore da presunti professionisti privi di una conoscenza di base ed di un’esperienza lavorativa (che ugualmente potrebbe essere presa in considerazione per assegnare la certificazione come succedeva per il direttore tecnico di ADV, dove maturando tre anni in una posizione dirigenziale la otteneva d’ufficio) e che usurpano un posto di lavoro ai danni di professionisti che invece rimangono a casa. Non credete che bisognerebbe salvaguardare le posizioni di tanti professionisti dall’attuale tendenza in cui le proprietà collocano persone qualitativamente scadenti, sottopagandole? Ai fini della salvaguardia dell’hotellerie italiana, non è ciò una catastrofe?  Si vis pacem, para bellum (per vivere in pace bisogna preparare la guerra) e l’unica arma a disposizione è la battaglia che da tempo sto portando avanti al fine di far arrivare in “alto loco”, cioè nella stanza dei bottoni, la necessità di varare una norma che possa colmare questo “gap” e fornire alla nostra “nobile hotellerie” un’ auspicato ritorno alle posizioni che gli competono. Ovviamente coloro che ritengono che ciò possa essere l’occasione per l’obiettivo di cui sopra, è il benvenuto sull’ascensore che conduce in alto, nella stanza dei bottoni.

Mino Reganato




Certifichiamo i direttori d’albergo

Ricevo spesso, considerazioni fortemente dubbiose relative alla necessità di certificare un direttore d’albergo. Qualcuno ritiene che la certificazione non renda un professionista tale. Ovviamente nessun può asserire che coloro che sono “certificati” siamo tutti bravi, sarà difatti il mercato che provvederà a una selezione naturale in virtù di una manifesta bravura.

Perché allora una certificazione con periodici aggiornamenti (obbligatori per mantenere l’abilitazione) risulterebbe comunque necessaria e obbligare le strutture alberghiere ad assumere direttori abilitati sarebbe un bene ? A mio avviso arresterebbe la propensione degli albergatori ad assoldare in alcuni casi, degli “Yes Manager” con competenze scadenti e per questo sottopagati. Praticamente dei paravento all’imprenditore “mi so tuto” che usurpano il posto di lavoro ai danni di professionisti che invece rimangono a casa. Fornirebbe al settore alberghiero dei professionisti costantemente aggiornati, “svecchiando” non di poco le procedure operative, oggi, anni luce dietro alla media internazionale.
Eppoi:
– nel settore dei viaggi, la figura di direttore tecnico è obbligatoria se si vuol aprire un’agenzia di viaggi.
– nel settore delle visite guidate, la figura della guida turistica è obbligatoria se si vuol proporre una visita ad un monumento di interesse storico e/o artistico
– nel settore dei tour itineranti, la figura dell’accompagnatore turistico è obbligatoria se si vuol proporre un servizio di accompagnamento con la spiegazione delle aree di interesse durante il tragitto.
Perché in questi tre comparti, le figure di riferimento devono obbligatoriamente essere abilitate o certificate mentre nel settore alberghiero dove a mio avviso la gestione dell’operatività richiederebbe effettivamente delle conoscenze certificate non è richiesto. Tutti possono essere direttori d’albergo. E non mi si dica che l’esperienza potrebbe sopperire a tale requisito ! (ricordiamoci della necessità dello svecchiamento delle procedure)
Personalmente sono in possesso di due abilitazioni, quella di direttore tecnico di agenzia di viaggi e quella di accompagnatore turistico, ambedue ottenute a seguito di un esame (scritto e orale) e credete, non assolutamente il solito “esame assistito”. E’ bene rammentare le materie d’esame che per la certificazione del direttore tecnico di agenzia di viaggi sono: contabilità generale, conoscenza almeno di una lingua straniera, legislazione tributaria, diritto del lavoro, comunicazione e marketing, organizzazione del viaggio, tecnica valutaria ed assicurazioni, legislazione turistica nazionale ed internazionale, elementi di diritto commerciale, impresa turistica, contratti di rilevanza turistico-alberghiera, disciplina dei trasporti, titoli di credito, norme valutarie, norme doganali, disciplina delle agenzie di viaggio e turismo, politiche per lo sviluppo del turismo, geografia turistica nazionale ed internazionale, legislazione nazionale, legislazione regionale e delle province autonome.
E’ chiaro che tale certificazione obblighi ad erudirsi di fondamento su argomentazione relative alle materie succitate (che non sono poche), alla stregua di un avvocato, di un dottore, di un architetto, di un geologo, di un ingegnere, tutte professioni di responsabilità che necessitano di un’abilitazione per dimostrare che si è a conoscenza di tecniche di base per operare. Quindi, fino a prova contraria, tale passaggio è obbligato e non crea peraltro presunte “caste”.
Non si ritiene giusto che bisognerebbe salvaguardare le posizioni di un professionista dalla tendenza di cui sopra ? Ai fini della salvaguardia dell’hotellerie italiana, non è ciò una catastrofe ? Il comparto non può e non deve essere il refugium peccatorum di chi non trova collocazione nel settore di origine.
Eppoi “concludendo” come recitava un famoso slogan del Mike nazionale, un messaggio agli albergatori è d’obbligo “Per chi paga poco la messa è breve”

Cosa ne pensate ?




ALLA SCOPERTA DEL MOLISE

MINO REGANATO, CENTRUM PALACE, CAMPOBASSO
Alla scoperta del Molise tra natura, cultura ed enogastronomia
Il Direttore del Centrum Palace di Campobasso, il capoluogo del Molise, spiega problemi e opportunità legati al suo delicato ruolo professionale in un territorio difficile dal punto di vista della visibilità turistica. Mino Reganato, classe 1961, è originario di Formia.

Professionista dell’ospitalità di lungo corso, nel 1998 è stato anche Direttore commerciale di un tour operator del Lazio, poi, nel 2003 ha dato vita a un proprio tour operator, Spirit of Travel. Nel 2010 ha sviluppato un’attività di consulenza con HTMG, Hotel Tourism Management Group. Con HTMG arriva a Campobasso per una consulenza per il Centrum Palace Hotel. Al termine della consulenza, nel 2012 diventa direttore dell’albergo.
Il Molise è una piccola regione con un’estensio­ne paragonabile a quella di una grande città ma con un numero decisamente inferiore di abitanti. Parliamo di 4400 chilometri quadra­ti di superficie con 380.000 abitanti, 230.000 nella provincia di Campobasso, 70.000 nell’a­rea metropolitana del capoluogo. La Regione è stata istituita solo nel 1963 staccandola dall’Abruzzo. Nel Molise prevale la natura, lo spazio, l’alternarsi del ma­re con la montagna con grandi vallate verdi e laghi di notevole suggestione. Il Molise è uno scrigno pregno di storia e di cultura, con il fenomeno della transumanza al centro della sua antropologia culturale. Nello stesso tempo è una regione che non si è mai impegnata ab­bastanza per farsi conoscere, per far scoprire le sue in­credibili eccellenze, sia storiche che culturali ed enogastronomiche. In Molise piccolo è bello ma purtrop­po rischia anche di essere del tutto sconosciuto. Il tu­rista, come il tour operator che arriva sul territorio e non lo conosce, deve trovare immediatamente un in­terlocutore che gli fornisca sia le informazioni che la sensazione di essere arrivato in una destinazione turi­stica di qualità. Spesso è il direttore d’albergo che deve supplire alla mancanza di informazioni e di immagi­ne da parte del territorio. In situazioni come il Molise, territorio ricco di storia ma povero di cultura del turi­smo, l’albergo si sostituisce alle carenze del territorio fornendo le informazioni turistiche e assumendo un ruolo che non gli dovrebbe competere. A volte manca­no perfino le informazioni turistiche in lingua inglese, l’abc della comunicazione turistica nel mondo contem­poraneo. Chi arriva, in fin dei conti ha scelto il Molise come destinazione. Si è documentato probabilmente. La vera questione riguarda chi non trova informazio­ni e suggestioni turistiche adeguate e scarta a priori il Molise come meta del suo viaggio. E un danno, que­sto, che non è neppure quantificabile. Nella mia vita professionale sono stato anche tour operator. Questa esperienza mi ha facilitato nel dar vita a operazioni di comarketing con il territorio per farlo conoscere in Ita­lia e nel mondo. Abbiamo creato itinerari turistici su misura per vari segmenti di mercato.
Il Molise vanta eccellenze enogastronomiche e profes­sionisti di valore ma le prime spesso restano sconosciu­te, i secondi sono costretti ad andare a lavorare altro­ve.
Nel Molise viene prodotto un vino rosso davvero notevole, la Tintilia, pressoché sconosciuto fuori della regione, in parte perché la produzione abbastanza limitata, come il Fumin in Val dAosta, ma soprattut­to perché non promossa.
La Tintilia nasce in vigneti coltivati in faccia al mare da cui si ottiene un vino vel­lutato al gusto, intenso e profumato. Un vino davve­ro notevole. A Vinitaly ha fatto incetta di premi ma se ne parla assai di rado. I cavatelli del Molise, una pasta fatta in casa, sono decisamente buoni. Accompagna­no un tradizionale ragù molisano che contiene tre di­versi tipi di carne. Ci sono minestre molto particolari che si rifanno alla tradizione dei pastori transumanti.
Sono piatti notevoli che restano circoscritti al territo­rio. Il paradosso del Molise che stata definita la re­gione che non c’è mentre all’opposto, e lo posso dire dopo tre anni che lavoro a Campobasso, ha incredi­bili potenzialità turistiche. C’è la città delle campane, Agnone, dove ancora fabbricano campane importanti, come quella che apre il Giubileo a Roma nel 2000. Nel­le sue fonderie ancora possibile assistere al racconto di come si fabbrica una campana, la voce della nostra civiltà da almeno 1500 anni. Frosolone la patria dei coltelli, lo da secoli. Le sue spade erano assai ricerca­te nel passato, famoso anche per l’acciaio traforato.
Una storia millenaria quella del Molise che andreb­be promossa meglio. Ci sono siti archeologici, soprat­tutto di epoca romana, che meriterebbero una mag­giore visibilità. C’è un territorio davvero intenso, verde e boscoso. Nel periodo natalizio da Isernia a Campo­basso ci sono borghi antichi arroccati sulla montagna, avvolti nella neve, che diventano dei veri e propri presepi viventi. Da vedere. Il Molise ha ancora un ar­tigianato assai ben radicato sul territorio e nella tra­dizione. Con artigiani locali a Natale ho organizzato una sorta di mercatino di Natale a Campobasso. Coloro che hanno avuto modo di visitarli sono rimasti molto contenti. Quel che manca la continuità e l’impegno pubblico per organizzarli e promuoverli tutti gli anni. Campobasso dista 280 chilometri da Roma. Purtrop­po non ci arriva l’autostrada, il traffico veicolare sulle strade statali e provinciali in compenso sempre scarso. Il collegamento ferroviario decisamente insuffi­ciente: la linea non neppure elettrificata.
Per quanto riguarda il sistema ricettivo, anche in Mo­lise soffriamo la concorrenza scorretta quando non abusiva dell’extralberghiero, che non mai controlla­to. Noi, come giusto che sia, siamo regolarmente sot­toposti a controllo, delle Asl, dei Comuni, dei Vigili del Fuoco e della Guardia di Finanza. B&B, agriturismi, case per ferie dei vari enti religiosi, appartamenti in locazione turistica no. Una situazione sia di elusione ed evasione fiscale che di illegalità diffusa che incide pesantemente sui nostri conti economici oltre che sul­la qualità e sicurezza dell’offerta turistica.
Quel che certo che il futuro del turismo del Molise andrebbe inserito in Club di prodotto territoriali, terri­torialmente assai più ampi: il fenomeno della transu­manza riguarda Abruzzo, Molise, Puglia e Basilicata, la civiltà sannitica riguarda Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, il segmento bike riguarda anch’esso la gran parte del Centro Italia e non solo il nostro singolo ter­ritorio. Il turismo contemporaneo ragiona per Club di prodotto, per esperienze. Le regioni sono diventate un freno sia nella formazione di Club di prodotto che per la loro promozione. Sul territorio semmai dobbiamo creare le filiere delle eccellenze che coinvolgano tutto ciò che viene prodotto in regione affinché siano certi­ficati e garantiti secondo parametri di qualità condivisi. Il turismo, la sua crescita culturale e politica, rappre­senta la grande chance per l’Italia tutta e in partico­lare per il Sud per mantenere le conquiste sociali e culturali acquisite negli ultimi 70 anni e ampliarle ul­teriormente. L’industria del turismo la risposta vin­cente alla crisi irreversibile della tradizionale industria manifatturiera, l’unica risposta vincente per l’intero Paese ma in particolare per il Meridione d’Italia e so­prattutto per quei territori che hanno mantenuto sia una notevole integrità ambientale, come il Molise, che si abbina al rilancio dell’artigianato di qualità e all’al­tra grande filiera vincente, quella agroalimentare, dove siamo protagonisti da sempre anche sui mercati mon­diali. Bisogna emanciparsi dall’illusione legata all’industria manifatturiera tradizionale, che nel passato ha svolto un ruolo di crescita ma che oggi nella sua fase conclusiva, sostituendola con un turismo moderno dal cuore antico che solo l’Italia, e il Molise in Italia, pos­seggono, una eccellenza che molti copiano ma che nostra e solo nostra. Il turismo come fenomeno mon­diale continua a crescere, sarebbe assurdo che noi, che ne siamo protagonisti almeno da cinquant’anni, non si colga questa incredibile occasione.

IL CENTRUM PALACE DI CAMPOBASSO
L’albergo è stato costruito nel 2004 dalla, famiglia leccese di imprenditori Morelli. Ha incominciato l’attività nel 2005.
Ha 144 camere, tra cui 14 junior suite, per un totale di 330 posti letto. Sono ambienti spaziosi e ben arredati. Tutte le camere sono isolate acusticamente e dispongono di vasca idromassaggio o doccia, telefono diretto, climatizzazione, cassette di sicurezza per PC portatili, asciugacapelli, mini bar, tv 21 ” a colori via cavo e satellitare, accesso ad internet con linea ADSL, diffusori radio Tv in bagno. L’albergo è dotato di un garage con oltre 60 posti auto e parcheggio privato per pullman. La tipologia di clientela principale è quella business. L’albergo è stato costruito su due ali indipendenti con il Centro congressi e la sala ristorante come cerniere.
Un’ala di camere è proposta come aparthotel per le aziende che utilizzano l’albergo come foresteria. L’albergo dispone di una sala convegni per 600 posti oltre a diverse salette per riunioni più raccolte e di una grande sala polivalente di oltre 900 metri quadrati che può ospitare fino a 450 persone comodamente sedute. L’Auditorium è stato pensato per ospitare eventi moda, mostre d’arte, concerti, spettacoli teatrali. L’ingresso separato, la posizione al pian terreno che facilita gli allestimenti, l’acustica, gli ampi spazi, g il guardaroba, il bar, i camerini, il foyer, sono servizi utili per chi vuole organizzare un evento culturale o mondano nel centro della | città. Il ristorante si chiama Bacco: offre una tipica cucina molisana utilizzando i migliori prodotti del territorio, anche in cantina. | Il Centrum Palace è l’albergo di riferimento dell’intero Molise.

articolo tratto da Hotel Domani.